Kimi e Bez, Bulega e Pini: la domenica bestiale del Motorsport italiano. E un en plein sfiorato
La Gazzetta dello Sport

Kimi e Bez, Bulega e Pini: la domenica bestiale del Motorsport italiano. E un en plein sfiorato

Martedì 31 marzo 2026
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Storica giornata grazie ai trionfi di Antonelli e Bezzecchi. Era dal 1952 che l'Italia non era in testa ai Mondiali di Formula 1 e MotoGP. Ma abbiamo vinto pure nella Moto3 e in Superbike. Peccato solo per il 2° posto di Vietti in Moto2

Storica giornata grazie ai trionfi di Antonelli e Bezzecchi. Era dal 1952 che l'Italia non era in testa ai Mondiali di Formula 1 e MotoGP. Ma abbiamo vinto pure nella Moto3 e in Superbike. Peccato solo per il 2° posto di Vietti in Moto2

Mario Salvini Giornalista 31 marzo - 13:04 - MILANO

Antonelli e Bezzecchi su tutti. Ma anche Bulega e Pini. Peccato per Vietti, secondo in Moto2, ma la domenica italiana è stata magica. Lato MotoGP va registrata la presa di consapevolezza del Bez, sempre più protagonista anche in un GP che pareva fatto su misura per Marc Marquez. E invece... A proposito, la Ducati di questo avvio di stagione non sembra proprio riuscire a tenere il passo dell'Aprilia.   

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Bezzecchi sta già facendo la storia

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Difficile poter immaginare una edizione più scoppiettante per questa Newsletter. Ieri è stata una delle giornate più esaltanti della storia del Motorsport italiano, probabilmente la più esaltante. Forse nessuno, o quasi, avrà memoria dell’ultima volta che abbiamo avuto due italiani in testa alla classifica della Formula 1 e della classe principale del Motomondiale. Perché è successo 74 anni fa, nel 1952, quando alla fine della stagione campioni del mondo si sono laureati Alberto Ascari e Umberto Masetti. Ecco, siamo all’inizio dei campionati, possono accadere ancora tonnellate di eventi, ma intanto davanti a tutti ci sono Kimi Antonelli e Marco Bezzecchi. Tutti e due ieri hanno vinto i rispettivi gran premi, come non accadeva a due italiani nella stessa giornata dal 6 aprile 2023, quando Giancarlo Fisichella vinse a Interlagos e Valentino Rossi trionfò a Suzuka, proprio come ha fatto ieri Kimi. 

bulega e pini

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Il tutto in una domenica talmente spettacolare da portare con sé anche altri successi straordinari, come quello di Nicolò Bulega in Superbike a Portimao e quello di Guido Pini in Moto3, dove non vedevamo un italiano vincitore addirittura da quasi quattro anni 2022, da Dennis Foggia a Sepang 2022. E peccato per la Moto2, perché all’en plein assoluto siamo andati vicinissimi: Celestino Vietti è arrivato secondo, dietro solo all’australiano Senna Agius. 

record e prospettive

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Ma concentriamoci su Marco Bezzecchi. Ha vinto ancora una volta da campione, da fenomeno. Per tutto quello che aveva fatto in qualifica e nelle sessioni di prove libere, oltre che nei precedenti due gran premi di stagione in Thailandia e Brasile, lo mettevamo ovviamente tra i favoriti. Ma ci risultava difficile immaginare che potesse prolungare la sua striscia prodigiosa di giri sempre in testa, quella che aveva cominciato nel penultimo gran premio del 2025 in Portogallo e che aveva poi proseguito fino alla bandiera a scacchi di Goiania. Ci sembrava improbabile per via della penalizzazione che gli era stata comminata al termine della giornata di sabato per un rallentamento da lui causato a Marc Márquez durante le qualifiche. Retrocesso di due posizioni in griglia, era stato costretto a partire dalla seconda fila. Difficile, improbabile, da lì poter immaginare di concludere la prima tornata al comando. Difficile per tutti, non così tanto per lui, per il Baz. Che è scattato straordinariamente, infilando tanto Pecco Bagnaia quanto il poleman Fabio Di Giannantonio. Tra quelli che erano in prima fila, il solo Pedro Acosta è riuscito a stargli davanti. Ma per poco. Alla curva 12 lo spagnolo della Ktm ha staccato leggermente lungo e il Bez lo ha infilzato. Così da andare a chiudere in testa il primo giro e prolungare la sua serie, e da battere il record. Dopo il gran premio del Brasile, Marco era a quota 101 giri consecutivi senza aver mai ceduto il comando, a due soli dal primato di 103 stabilito da Jorge Lorenzo nel 2015. Compiuta la missione al termine della prima tornata, per il Bez non ci sono stati più problemi e adesso il record è di 121. La volata del pilota della Aprilia è cominciata lo scorso mese di novembre a Portimao e non è ancora terminata. Nessuno è ancora stato in grado di acchiapparlo. 

mondiale 16 volte su 17

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Tutto questo ovviamente vale per la gara della domenica, quando sulla sua Aprilia può montare la gomma media al posteriore, condizione nella quale si sta veramente dimostrando imbattibile. Nella Sprint è un’altra storia, per ora. Adesso sono cinque le vittorie consecutive. E bisogna cominciare a metterle in relazione col passato e in prospettiva con il futuro. Cominciando con il verificare che prima di lui cinque vittorie consecutive nella massima serie le avevano ottenute solo Giacomo Agostini, Mike Hailwood, John Surtees, Geoff Duke, Mick Doohan, Valentino Rossi e Marc Márquez. Cioè i più grandi campioni che ci siano mai stati da quando hanno inventato le moto. E avanti ancora: limitandoci al solo 2026 il Bez ha vinto le prime tre gare, quindi anche su questo dato bisogna andare a fare qualche ricerca e un po’ di analisi. Quando uno comincia la stagione conquistando tutte e tre le prime gare, poi diventa campione? Sostanzialmente sì, perché è capitato 16 volte su 17. Unica eccezione nel 1992 quando a prendersi tutti e tre i GP di apertura era stato Mick Doohan, ma poi il mondiale lo vinse Wayne Rainey. Un’anomalia, rassicuriamo il Bez. Intanto perché poi Doohan si sarebbe ampiamente rifatto, ma soprattutto perché nelle altre 16 occasioni il vincitore delle prime tre corse è stato poi anche campione del mondo. 

Il gran balzo dell'Aprilia

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Ma questa è storia. Se preferite attenervi alla cronaca, da notare c’è che l’Aprilia ha veramente fatto non un passo ma un balzo, un tuffo in avanti. A Austin non ha solo vinto la gara con Bezzecchi, ha messo insieme la seconda doppietta consecutiva, peraltro con anche la vittoria di Jorge Martin nella gara Sprint. Due doppiette di fila tra Brasile e Texas che diventano tre nelle ultime quattro gare se si considera anche il gran premio conclusivo della stagione 2025 a Valencia. Un dato che è da mettere in relazione con quanto era accaduto in precedenza, ovvero che di doppiette l’Aprilia prima di Valencia 2025 ne aveva ottenuta una sola, una in 327 gran premi. E adesso la casa di Noale ha i suoi piloti ai primi due posti della classifica, è ovviamente al comando della graduatoria dei Costruttori e a quella dei Team, dove al secondo posto c’è la sua squadra satellite, la statunitense Trackhouse. E peraltro, a proposito di Trackhouse, ieri in pista avrebbe anche potuto immaginare una tripletta, perché prima di ritirarsi Ai Ogura stava risalendo furibondo, e lo stesso Fabio Di Giannantonio ha dichiarato che per lui non era possibile resistergli. 

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la ducati fatica

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Ed è questo l’altro dato, la controparte, emersa da questa prima parte di stagione: che la Ducati di questa Aprilia sembra non riuscire a reggere il passo. Tutti immaginavamo un 2026 del tutto simile al 2025, non solo con Marc Márquez strafavorito ma anche con la solita Ducati dominante. Troppo pochi e limitati i cambiamenti possibili da regolamento in questa che sarà l’ultima stagione dell’attuale ciclo tecnico, visto che poi dal 2027 avremo tutt’altre moto. “Certo, gli altri hanno senz’altro fatto dei passi avanti”, aveva detto Davide Tardozzi subito dopo i test. Ma forse non immaginava quanti e di quale portata fossero i passi, specie quelli dell’Aprilia. Nel gran premio di Thailandia si sospettava che potesse essere stata la pista, particolarmente favorevole a Noale, a far la differenza. E casomai il gran caldo. In Brasile sussisteva ancora il dubbio circa la carcassa delle gomme portate da Michelin. Ovvero una carcassa insolita riservata solamente alle prime due gare del campionato e dalle caratteristiche che si sapevano gradite all’Aprilia in generale e a Marco Bezzecchi in particolare. Ma poi, finalmente avranno forse pensato in Ducati, si è arrivati ad Austin. Dove la carcassa sarebbe tornata quella usuale, e dove soprattutto Marc Márquez ha sempre o quasi deciso tutto, sia per sé che per gli altri. Nel senso che lungo le tante curve a sinistra del circuito texano è quasi sempre risultato imprendibile. Ogni volta che ci è arrivato con una moto anche solo vagamente competitiva ci ha vinto: sette volte in tutto, peraltro quasi sempre partendo dalla pole. Era dunque facile prevedere, nel caso dei ducatisti auspicare, che la terza gara di stagione negli Stati Uniti avrebbe rimesso se non tutte almeno molte cose a posto. Ripristinando i valori e le gerarchie del 2025. E invece l’ordine di arrivo ha detto il contrario. L’Aprilia che forse si sarebbe accontentata, o magari sarebbe proprio stata contenta, anche solo di tenere il passo delle Ducati o di Marc Márquez, è andata ben più forte. E quel che è peggio per Borgo Panigale è che oltre al passo gara in più le nere di Noale hanno avuto la gestione gomme. Mentre nel finale le Desmo mangiavano la posteriore, le RS-GP filavano che era una meraviglia. Le più indicative restano le parole di Di Giannnantonio, alla fine quarto e migliore dei ducatisti: “In realtà sono stato la quinta forza perché Ogura andava fortissimo, il podio non era alla nostra portata, ma abbiamo fatto il massimo e dobbiamo continuare a lavorare. Aprilia e Ktm hanno fatto un grande step, la differenza la fanno tutta col davanti perché riescono a frenare bene e con la moto perfettamente in linea per sfruttare l’uscita di curva, noi invece siamo posteriori-dipendenti, dobbiamo chiedere tanto al posteriore e quando il posteriore ci abbandona facciamo fatica”. In questo senso, se il GP di Austin era una sorta di verifica - e la era - l’Aprilia se ne torna a casa con una soddisfazione che forse non osava nemmeno immaginare.

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