Schelotto: "Il gol al Milan, Moratti, i litigi in Premier, Maxi Lopez e Simeone, vi racconto tutto"
La Gazzetta dello Sport

Schelotto: "Il gol al Milan, Moratti, i litigi in Premier, Maxi Lopez e Simeone, vi racconto tutto"

Giovedì 2 aprile 2026
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L'italo-argentino gioca in Serie C svizzera e allo stesso tempo è diventato vicepresidente del club: "Ma voglio scendere in campo fino a 40 anni". E intanto apre il suo album dei ricordi

L'italo-argentino gioca in Serie C svizzera e allo stesso tempo è diventato vicepresidente del club: "Ma voglio scendere in campo fino a 40 anni". E intanto apre il suo album dei ricordi

dal nostro inviato  Gregorio Spigno 2 aprile - 09:44 - LUGANO

Ezequiel Schelotto rientra in quella categoria di calciatori giramondo che per trovare il proprio posto ha impiegato un po’: Argentina, tanta Italia, Portogallo, Inghilterra, Svizzera, Emirati Arabi. Il suo Paradiso, però, oggi l’ha trovato. Di nome e di fatto, in campo e fuori. Perché il “Galgo” - tradotto: il levriero, soprannome nato per la sua abilità nella corsa - oggi si è stabilizzato a Lugano, quartiere Paradiso, dove gioca in Serie C svizzera e allo stesso tempo è diventato vicepresidente del club rilevando le quote di Maxi Lopez, suo compagno di squadra ai tempi del Catania degli argentini guidato in panchina dal Cholo Simeone. Una storia particolare, quello di Schelotto, diventato eroe a sorpresa del derby di Milano. 

Ezequiel Schelotto Centrocampista Paradiso  Nato a Buenos Aires il 23 maggio 1989, ha giocato in Italia con Cesena, Catania, Atalanta, Inter, Sassuolo, Parma, Chievo e Barletta.

Giocatore e vicepresidente: che effetto le fa? 

“Si tratta di un impegno molto importante per me e per la mia famiglia: mi sta già togliendo un po' di tempo anche a casa, spesso mia figlia si stupisce quando mi vede. Credo di essere l’unico al mondo con questo doppio ruolo… È nato tutto nell’ultimo mese: sto imparando tanto, visito strutture e società di Serie A, ho appuntamento per tornare a Lisbona a casa Sporting e a Londra per rubare qualcosa dal Brighton. Poi tanti viaggi tra Serie A, B e anche C”. 

Ma il suo 40% di oggi non l’aveva acquisito Maxi Lopez? 

“Al presidente serviva una persona di fiducia, Maxi si è defilato da un giorno all’altro e così ho preso io quasi la metà delle quote del club. Il nostro rapporto è in stand-by, continuo a rispettarlo ma purtroppo ha preso questa decisione con modi… un po’ così. Lasciando, purtroppo, una situazione molto delicata in società: all’inizio ero un po’ titubante perché ho intenzione di giocare fino a 40 anni, poi mi hanno detto che avrei potuto continuare. E allora ha prevalso il cuore, nonostante ci abbia rimesso tanti soldi di tasca mia. Perché sono convinto di poter fare qualcosa di grande qui a Paradiso”. 

Lei e Maxi vi conosceste ai tempi del Catania degli argentini, con il Cholo Simeone allenatore… 

“È esattamente come lo vedi in campo, uno che vuole vincere a tutti i costi. Riuscì a trasmetterci la sua mentalità prima del derby contro il Palermo, in casa. Grazie… ad un film. Di solito alla vigilia delle partite faceva un discorsetto in albergo, ma quella volta salì su una sorta di palco, non parlò mai e proiettò il video del discorso di Al Pacino in ‘Ogni maledetta domenica’, ma con immagini di noi giocatori. Stravincemmo 4-0. Da lì partì un grande cammino che ci portò a fare il record di punti per il Catania in Serie A prima di Montella”. 

Prima e dopo invece, tra Cesena, Brighton e Sporting, le è capitato di discutere con i suoi allenatori? 

“Ficcadenti mi sostitutiva ad ogni partita nonostante fossi importante per il gruppo, come Inzaghi con Dimarco al 60’! Allora una volta lo mandai platealmente a quel paese. In Premier invece litigai con Potter: in casa giocavo, in trasferta mai. In casa un modulo, fuori un altro. Così dopo una vittoria contro l’Arsenal gli chiesi il motivo e mi fece fuori per un paio di settimane. Poi c’è Jorge Jesus, il mister di CR7 all’Al-Nassr. Il migliore, ma un maniaco della linea del fuorigioco: calcolava i millimetri! Mi permisi di fargli notare che la strategia era stata fatta bene e mi rispose glaciale: ‘Che? Tu ha il patentino da allenatore, scusa?’. Ok, mi siedo”. 

Bisoli svelò: “Ho fatto piangere più Schelotto che i miei figli”. Perché? 

“Cesena, lottiamo per la promozione in Serie A, dovevamo recuperare 16’ di una partita col Sassuolo interrotta per neve. Io giocavo di fronte a Bisoli, il Sassuolo fa gol così lui impazzisce con me perché eravamo di fronte: ‘È colpa tua! Ora ti tolgo!’. Non era vero, però passavo di lì. Ma dagli spalti mio padre sente l’allenatore contro di me e comincia a difendermi. Passano tutta la partita ad insultarsi e alla fine per poco non si scontrano mentre io scoppio a piangere. Il giorno dopo andai a chiedere scusa al mister, ma aveva già archiviato tutto”. 

Ha parlato di Dimarco, ci racconti la sua Inter… 

“Arrivai dall’Atalanta dopo mesi difficili: una ragazza troppo innamorata di me mi accusò di alcuni fatti che poi vennero smentiti anche dalla giustizia, tanto che vinsi la causa e decisi di devolvere tutto in beneficenza. La trattativa con l’Inter rischiò di saltare proprio per quella storia, ma fortunatamente la verità venne fuori”. 

Si sarebbe mai immaginato un esordio così in nerazzurro?

“Derby. In panchina c’era Stramaccioni, io ero appena arrivato ma nella ripresa decise di lanciarmi comunque. Passano 5’ e… gol. Non potevo crederci. Mi è passata davanti tutta la mia vita, tutti i sacrifici, ogni lacrima versata per questo sport. Tutti e 6 i miei fratelli, insieme a mamma e papà, erano venuti a vedermi direttamente dall’Argentina insieme al resto della mia famiglia. Non avevo idea che potesse andare tanto bene. Solo Moratti riuscì a farmi capire nell’immediato l’importanza di quel gol. Mi disse che sarei rimasto per sempre nella storia dell’Inter”. 

VIDEO: Schelotto, Maxi Lopez e...due nomi d'arte: il progetto Paradiso a Lugano

Tanto da incidersi la data sulla pelle. 

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“Una scommessa con Ricky Alvarez. La sera prima ci eravamo giurati che se uno dei due avesse segnato, la mattina dopo saremmo volati dal tatuatore. E così è andata: un sogno ad occhi aperti. Come il Paradiso, il mio”.

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