Ballardini: "Felice ad Avellino, ma non chiamatemi mister salvezza. In Italia i tecnici contano poco"
Il tecnico racconta la sua nuova avventura: "Qui ho scoperto una passione vera. Il mio calcio? Non ho mai seguito il calcio di Gasperini, Juric, Palladino: un indirizzo molto chiaro ma non paragonabile a quello di Sacchi e Guardiola"
Il tecnico racconta la sua nuova avventura: "Qui ho scoperto una passione vera. Il mio calcio? Non ho mai seguito il calcio di Gasperini, Juric, Palladino: un indirizzo molto chiaro ma non paragonabile a quello di Sacchi e Guardiola"
Nicola Binda Giornalista 2 aprile 2026 (modifica alle 09:32) - MILANO Davide Ballardini, 62 anniRicordate Balla coi lupi con Kevin Costner? Un capolavoro del cinema che ha vinto 7 Oscar. Davide Ballardini, dopo mille battaglie e 343 panchine, con i lupi dell’Avellino cerca il suo. E con la barba incolta come l’attore americano ("sono pigro, me la devo fare"), ci spiega quale insegue.
È appassionato di cinema?
"Molto. Vedrei Totò e Alberto Sordi tutti i giorni, so tutti i loro film a memoria. Poi quelli di Fellini, Bertolucci e Visconti: sono datato".
Se la B assegnasse un Oscar, a quale ambirebbe?
"Attore non protagonista...".
Per conquistarlo basta salvare l'Avellino, distante 5 punti, oppure guarda anche ai playoff, vicini a 4?
"Si guarda prima di tutto all’obiettivo, che è quello della salvezza. Cosa che non è facile, ce la dovremo meritare".
VIDEO: Avellino, festa promozione con... proposta di matrimonio! Enrici stupisce la compagnaIn 7 partite ha fatto 11 punti, media 1,57: con il suo predecessore Raffaele Biancolino era 1,12. Dal 14° posto è risalito fino al 10°. Soddisfatto?
"Siamo contenti per quello che è stato fatto, ma consapevoli che non abbiamo fatto nulla. La verità è solo quella".
È come se lo aspettava?
"Intanto sono stato contento della chiamata dell’Avellino. Ho conosciuto i dirigenti, sono molto appassionati. E la squadra: ero curioso e sono entusiasta. Ci sono giocatori perbene che ci tengono, con valori umani non scontati da trovare. È una curiosità che avevo e che mi ha sorpreso in positivo".
Ha attaccato cartoline in tutta l’Italia, da Genova a Palermo: questa di Avellino che posto ha?
"È di straordinaria importanza. Ho conosciuto un ambiente nuovo, posti nuovi, non pensavo che la squadra fosse così importante per la comunità. La squadra rappresenta una provincia intera, che è molto ampia, c’è tanto affetto e i tifosi ci sostengono ovunque. È stata una bella sorpresa, qui la squadra per la gente è la massima passione".
Da avversario aveva una sensazione diversa?
"Non conoscevo Avellino, ero ignorante, non mi rendevo conto di cosa ci fosse attorno alla squadra e lo scopro poco alla volta. Ma d’altronde qui ero venuto solo con la Sambenedettese a inizio carriera. A proposito, devo fare un ringraziamento".
VIDEO: "Ce ne andiamo in Serie B": che festa ad Avellino!Prego.
"A Vincenzo D’Ippolito, che mi ha dato l’opportunità di allenare la squadra dove ho iniziato".
Occhiali scuri, espressione severa, braccia conserte: la sua immagine è iconica. Cosa nasconde?
"Le emozioni. Tutto quello che si prova resta dentro. La tensione, la concentrazione: cerco di vivere così, perché la partita è tutto. Poi finisce e, se hai ottenuto un buon risultato, si può gioire".
Si porta dietro l’etichetta di mister salvezza, di risolutore dei problemi. Non le sta stretta?
"Me l’avete messa voi giornalisti ed è una stupidata. Perché, se si guarda bene il percorso fatto, ho fatto meglio quando ho iniziato piuttosto che quando sono subentrato, come al Genoa, o al Palermo quando mi sono dimesso. O alla Lazio, vincendo la Supercoppa. Sono fatti oggettivi".
Però in Serie A le ultime due esperienze sono andate male, con Sassuolo e Cremonese.
"A Cremona ho fatto un punto a partita, il meglio possibile. A Sassuolo c’era tutto per fare bene, ma credo che quell’anno fosse segnato: alla prima partita ho perso Berardi per infortunio, ma ho tenuto una media punti più alta rispetto a chi mi ha preceduto. Non è bastato ed è stato un peccato, per il valore di quella società. Lo stesso vale anche per la Cremonese, anche se è meno strutturata".
Ballardini ai tempi della Lazio vittoriosa in Supercoppa nel 2009
C’è tanta distanza tra Serie A e Serie B?
"Tanta. La qualità dei giocatori è notevole, hanno cilindrate diverse. Però in B ci sono giocatori giovani che meritano di trovare spazio in A".
Lei è stato uno degli allenatori italiani folgorato da Arrigo Sacchi. Cosa è rimasto da allora?
"Poco, il calcio è cambiato tanto. È rimasta la programmazione, il metodo, sul quale ognuno ci mette del suo. Un input per tutti noi".
Sacchi ha compiuto ieri 80 anni.
"Lo so, anche Zaccheroni li ha compiuti. Sacchi è stato un punto di riferimento per tutti gli allenatori. C’è chi dice che è stato la rovina dei settori giovanili, di certo per noi è stato un riferimento: c’è stato il calcio prima di Sacchi e quello dopo Sacchi".
Non si è mai convertito alle idee di Gasperini o di Guardiola?
"Da allenatore curioso cerchi di prendere dai più bravi. Io più da Guardiola, non ho mai seguito il calcio di Gasperini, Juric, Palladino: un indirizzo molto chiaro ma non paragonabile a quello di Sacchi e Guardiola".
E il calcio del futuro?
"Sarà sempre più intenso e veloce, più profondo, con giocatori sempre più performanti a livello atletico. Si andrà da una parte all’altra del campo molto più velocemente, con un gioco più verticale".
Non possiamo esimerci: per la terza volta non andremo al Mondiale. La sua spiegazione?
"In Italia comandano le proprietà e gli agenti, chi conta meno sono gli allenatori e tutto si riflette sul lavoro, perché il giocatore capisce se l’allenatore conta o meno. Ci sono meno educatori e istruttori, bisogna ripartire da allenatori con un ruolo più importante, perché la competenza è fondamentale ma viene meno a favore degli interessi. E così il calciatore non cresce, come uomo e come atleta".
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