Stramaccioni: "Abbiamo toccato il fondo come risultati, non come valori. Ora i giovani!"
La Gazzetta dello Sport

Stramaccioni: "Abbiamo toccato il fondo come risultati, non come valori. Ora i giovani!"

Giovedì 2 aprile 2026
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L'ex allenatore, tra le altre, dell’Inter e ora volto, commentatore e opinionista Dazn: "Si mettano la Nazionale e i ragazzi italiani al centro del progetto. I pilastri devono essere Donnarumma, Tonali e Kean"

L'ex allenatore, tra le altre, dell’Inter e ora volto, commentatore e opinionista Dazn: "Si mettano la Nazionale e i ragazzi italiani al centro del progetto. I pilastri devono essere Donnarumma, Tonali e Kean"

Guendalina Galdi Giornalista 2 aprile - 13:39 - MILANO

Perché l’Italia non andrà al Mondiale per la terza volta di fila? “Perché purtroppo abbiamo fallito tutte le situazioni da dentro/fuori, a partire dalla sconfitta con la Francia a San Siro dove addirittura 'ci bastava' perdere 1-2, alla doppia sfida con la Germania, passando per la disfatta di Oslo e infine a ciò che è accaduto a Zenica”. Andrea Stramaccioni, ex allenatore, tra le altre, dell’Inter e ora volto, commentatore e opinionista Dazn, si dà queste spiegazioni prima di guardare avanti, analizzando un crollo in cui, tuttavia, non è proprio tutto da buttare. 

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Da quali giocatori si potrà (o dovrà) ripartire? 

"La nostra Nazionale ha un blocco importante che va da Donnarumma a Tonali a Kean più il blocco Inter e quelli di Napoli, Juventus, Roma e Atalanta. In più ci sono Palestra e Pio Esposito: volti nuovi ma fortissimi pronti a dare il loro contributo". 

Bastoni è stato protagonista negativo di una serata già da dimenticare. Che cosa starà passando nella testa del giocatore? 

"Alessandro è un ragazzo intelligente e sa di aver commesso un errore nel rischiare quel tackle. Per me la sua posizione naturale è il centrosinistra dove fa la differenza ed è quella per la quale lo corteggia il Barcellona. Da centrale dei tre o da centrodestra a quattro è meno a suo agio ma serviva giocare lì e lo ha fatto. Comunque questo non cambia il suo valore". 

Il blocco Inter in generale non ha brillato. Questo fallimento potrà avere ripercussioni sul campionato dei nerazzurri? 

"Dimarco, Barella e Bastoni sono giocatori chiave per l’Inter e per gli azzurri. Venivano da un momento non facile in Serie A e Bastoni ha giocato non in perfette condizioni saltando addirittura la gara di Firenze. Di sicuro se non sono al meglio la spina dorsale dell’Italia ne risente. Per nessun azzurro girare pagina sarà facile, non solo per gli interisti". 

A parte le tante lacune, vede qualcosa che si può salvare?

"Donnarumma è il portiere più forte del mondo e Tonali ha dimostrato perché mezza Europa se lo litiga. E poi c è Kean che se sta bene è straripante". 

"Poi vedremo..." è una frase sentita più volte da martedì sera e che lascia tanto in sospeso ma che allo stesso tempo significa che è necessario darsi delle priorità. Secondo lei quali sono? 

“Mettere l’Italia come Nazionale e i ragazzi italiani al centro del progetto. Ad oggi i singoli club hanno priorità su qualsiasi forma di richiesta extra della squadra nazionale. Non si è riusciti a trovare due giorni in più per far stare insieme gli azzurri a Coverciano, come invece altre nazionali hanno fatto”. 

Ad esempio? 

“Ne faccio uno che ho vissuto in prima persona con una nazione e una nazionale che non hanno minimamente la nostra storia ma che lavorano da anni in funzione della nazionale: il Qatar. Per arrivare al mondiale la federazione passò l’utilizzo degli stranieri in campo da “libero” a 7 e infine a solo 5! Per valorizzare i giocatori locali. E i club accettarono senza obiettare. Nella mia squadra, l'Al Gharafa, nell’anno del Mondiale, giocava una delle punte della nazionale e il mio club aveva appena acquistato Belfodil, il ct con grande rispetto mi incontrò per parlare del 'suo' attaccante (Alaaedin) chiedendomi quale fossero i miei piani per lui e se fosse stato una prima scelta anche con l’arrivo del neo acquisto internazionale. Io apprezzai molto, e il ragazzo anche. Percepii forte la collaborazione fra club e nazionale. Risultato? La nazionale del Qatar è passata in pochi anni dal numero 104 del ranking al 55° odierno, ha vinto due coppe d’Asia a discapito di rivali molto più blasonati come Giappone, Australia, Iran e Arabia Saudita e a giugno sarà alla sua seconda storica partecipazione consecutiva al mondiale ironia della sorte nel girone dove saremmo dovuti esserci anche noi”. 

Quella che si è vista in campo a Zenica era l’Italia migliore possibile? 

"Sì, lo era. Erano gli 11 migliori alla vigilia. Poi ci sono i 90 minuti delle partite, gli avversari e la lettura dei cambi. Qualcuno non è riuscito a rendere al suo livello ma l’undici di partenza era quello". 

Ora come si volta pagina? 

"Confermando la spina dorsale, aggiungendo giocatori come Palestra e dando grande attenzione alla nostra Under 21. E poi ripartire da un 'abito tattico' più propositivo. Non parlo di numeri o moduli, ma di atteggiamento in campo. Questo 3-5-2 spesso ci ha reso sterili e poco convincenti ma va detto che il ct ha rincorso una situazione già in essere e non c’era tempo per sperimentare". 

E che cosa ci darà un po’ di forza e speranza in più per immaginarci al Mondiale del 2030? 

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"Mettere la nostra Nazionale al centro del progetto. Dare più potere alla Federazione e al nostro ct. Non c’è bisogno solo di critiche ma di supporto. Abbiamo toccato il fondo come risultati ma non come valori. Ne sono sicuro".

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