Il diario di Darderi: "Gino mi ha fatto da papà e mamma. Vaffa e disciplina, se sono n.19 lo devo a lui"
La Gazzetta dello Sport

Il diario di Darderi: "Gino mi ha fatto da papà e mamma. Vaffa e disciplina, se sono n.19 lo devo a lui"

Giovedì 2 aprile 2026
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Il tennista azzurro scrive per noi, ripercorrendo la trasferta americana e raccontando il suo rapporto speciale con il padre

Il tennista azzurro scrive per noi, ripercorrendo la trasferta americana e raccontando il suo rapporto speciale con il padre

Luciano Darderi 2 aprile - 18:06 - MILANO

In quest’età dell’oro del tennis italiano, abbiamo la fortuna di poter contare su diversi top player accanto a Jannik Sinner: atleti, ragazzi che hanno molto da dire. Come Luciano Darderi, 24 anni, numero 19 del mondo, argentino di nascita, ma italiano di formazione. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua vita nel circuito e ha accettato. Questa è la quarta puntata del suo diario (clicca qui per la prima puntata, qui per la seconda puntata e qui per la terza puntata)

Ho vinto il torneo di Santiago: il mio quinto titolo Atp. Domani sera partirò per Indian Wells. Ho la possibilità di migliorare ancora in classifica, sulla carta sono già numero 18: ho grandi aspettative, sento di essere cresciuto molto sul cemento, come ho dimostrato con gli ottavi agli Australian Open. Un viaggio lungo. Atterriamo a Dallas per prendere la coincidenza per Las Vegas, quindi direzione Palm Springs. La location del “quinto Slam” è unica, con il deserto circondato da montagne innevate: uno spettacolo della natura. Organizzo con il mio team un bellissimo allenamento con Sinner. C’è un grande rapporto di amicizia con Jannik, ci rispettiamo. Ci siamo allenati anche a Dubai lo scorso dicembre. Appena posso cerco di organizzare delle sedute con i migliori, farò lo stesso con Alcaraz: mi danno un grande stimolo per migliorare. A Indian Wells c’è Guillermo Perez-Roldan, il coach che va a integrare il lavoro di mio papà Gino. È stato numero 14 del mondo, ha grande esperienza, è un piacere stare con lui. 

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Dopo il bye affronto Hijikata. Vinco il primo set, poi mi sento male: vado in bagno e vomito. Rientro in campo, ma non ci sono. Nel terzo lotto fino alla fine; sul match point sento qualcuno da fuori che chiama “out”. Mi fermo, ma la review mi dà torto, non c’è l’hindrance a mio favore, anzi la subisco e perdo il match. Lui ha giocato una gran bella partita, devo accettare la sconfitta. Si riparte da Miami con un nuovo torneo. Il tennis è così: si ricomincia da zero ogni volta. È il bello e il brutto. Perez-Roldan vive a Miami, quindi ci alleneremo per una settimana nel suo club. Mi accoglie l’affetto di tutti gli italiani presenti in Florida: mi sento coccolato come se fossi a casa. C’è una comunità molto importante, tra ristoranti e attività varie. Mi ha chiamato Bruno Barbieri e mi ha chiesto di poter assistere al mio match: un piacere averlo come ospite. Gioco contro Landaluce, un giovane molto interessante. Perdo una partita incredibile. Nel primo set non sfrutto il vantaggio di 2-0 e due palle break. Nel secondo tiro fuori tutta la grinta di questo mondo, lui va come un treno, ma riesco a impormi al tie break. Nel terzo lottiamo, siamo alla pari, finché non perdo il servizio nel decimo game. Esco subito anche a Miami. Non pensavo che il Sunshine Double andasse in questo modo. Sono tanto deluso, ma devo rimboccarmi le maniche. Prima di lasciare la Florida ne approfitto per allenarmi su un campo in terra rossa. È tempo di cambiare superficie. 

Jannik Sinner e Luciano Darderi con i rispettivi staff

Sono sul volo che da Miami mi porta a Marrakech, dove devo difendere il titolo dell’anno scorso. Prima di addormentarmi penso che rivedrò mio padre in Marocco e rifletto su quanto è stato, ed è, importante per la mia vita. Nelle ultime settimane era in Argentina, mentre io giocavo negli Stati Uniti. Quando siamo distanti fisicamente ci sentiamo tutti i giorni al telefono: mattina, pomeriggio e sera. Prima e dopo i match mi manda i suoi report e, durante le partite che segue sempre sul grande schermo allestito nella casa di Villa Gesell, si mette in contatto con il team per darmi consigli in tempo reale. Ho un rapporto splendido con papà Gino. Nella mia infanzia ha sostituito anche il ruolo di mia madre. È stato il mio coach, il mio mentore, colui che mi ha messo la racchetta in mano e che mi ha portato in giro per i tornei. Quando i soldi erano pochi, è capitato che dormissimo in auto per risparmiare, oppure che facessimo scorta a colazione negli hotel per avere qualcosa da mangiare a pranzo e cena. Ricordo quando da ragazzino giocavo due tornei contemporaneamente per accumulare più punti possibile nella classifica italiana: mio padre chiamava gli organizzatori per chiedere di programmare un incontro al mattino e uno al pomeriggio. Erano sacrifici che sostenevo volentieri, perché tu mi hai dato l’esempio. 

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Luciano Darderi col papà-coach Gino

Mi sono sempre fidato di te, del tuo giudizio, dei tuoi suggerimenti. Come quando hai deciso di farmi giocare per l’Italia, il Paese di mio nonno, il Paese che mi ha accolto dandomi l’opportunità di crescere come tennista. E nel momento in cui la mia carriera da professionista ha preso il volo, non mi ha mai sfiorato il dubbio che tu fossi la persona giusta per affiancarmi in questo percorso. Non mi è mai passata per la mente l’idea di cambiare allenatore. In un momento come questo, dopo le delusioni di Indian Wells e Miami, mi ricarico pensando alle cose positive. Mi passano davanti agli occhi i cinque titoli Atp vinti, la corsa verso Gino, a cui va sempre il mio primo abbraccio. So bene che deve sopportarmi mentre gioco, come quando lo mando a quel paese oppure lo guardo e gli dico: “Togliti quel sorriso dalla faccia”. Ma il nostro amore è smisurato. Chiediamo sempre di avere la stessa camera e finiamo per dormire abbracciati. Dopo l’Australian Open ho voluto fargli un regalo: un orologio. Gino è umile, ma ci tenevo a fare un gesto di riconoscenza. Se sono arrivato fin qui il merito è suo: mi ha inculcato la disciplina e il lavoro. A me, in campo piace soffrire. Chissà da chi avrò preso…

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