Quanto caffè fa bene alla mente? Uno studio ha trovato la dose ottimale
Più caffè non è sempre meglio: sotto e sopra una certa soglia il rischio di disturbi dell'umore torna a salire
Più caffè non è sempre meglio: sotto e sopra una certa soglia il rischio di disturbi dell'umore torna a salire
Eu.Spa. 9 aprile - 11:56 - MILANODue tazze di caffè al giorno proteggono dalla depressione. Tre anche. Ma con quattro si è già oltre la soglia ottimale. E da cinque in su il rischio di disturbi dell'umore ricomincia a salire. È la conclusione di uno studio pubblicato sul Journal of Affective Disorders dai ricercatori della Fudan University di Shanghai (Cina), che hanno analizzato i dati di 461.586 persone, per 13 anni: uno dei campioni più grandi mai utilizzati per indagare il legame tra consumo di caffè e salute mentale.
Caffè e umoreAl momento dell'arruolamento, nessuno dei partecipanti soffriva di disturbi della psiche. Nel corso del follow-up, i ricercatori hanno incrociato il consumo di caffè dichiarato con le successive diagnosi di disturbi dell'umore e disturbi da stress. Quello che hanno trovato è una curva a forma di J che scende man mano che il consumo aumenta fino a due-tre tazze al giorno, poi risale. In pratica, chi beveva tra due e tre tazze di caffè mostrava un rischio più basso di sviluppare problemi di salute mentale rispetto a chi non beveva caffè o ne beveva di più. Da cinque tazze in su, il rischio tornava ad aumentare. "Sono state identificate associazioni a forma di J tra il consumo di caffè e i disturbi mentali, il che suggerisce che un'assunzione moderata (di caffè) potrebbe avere effetti benefici per la salute mentale", scrivono i ricercatori.
La curva a J si è mantenuta stabile per tutti i tipi di caffè esaminati, inclusi quello macinato, quello istantaneo e il decaffeinato. I benefici risultavano più pronunciati negli uomini che nelle donne.
troppo caffè rende nervosi?Lo studio ha incluso anche un'analisi genetica: sono stati identificati i partecipanti con varianti genetiche associate a un metabolismo più rapido o più lento della caffeina, ma le differenze non hanno spostato in modo significativo le associazioni osservate. L'ipotesi è che alcuni dei numerosi composti bioattivi presenti nel caffè esercitino un effetto antinfiammatorio e calmante sui circuiti cerebrali legati all'umore e allo stress, processi simili a quelli già ipotizzati per la protezione del cervello da altre malattie.
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Non è la prima volta che la tazzina finisce sotto la lente della ricerca biomedica. In studi precedenti è stata associata a una maggiore longevità, a una riduzione del rischio cardiovascolare e a un migliore controllo del peso corporeo. I ricercatori sperano di poter aggiungere alla lista anche i benefici per la salute mentale, pur sapendo che i risultati attuali forniscono indizi, non certezze. E che il caffè, in dosi eccessive, può diventare esso stesso una dipendenza.
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