Quanto caffè fa bene alla mente? Uno studio ha trovato la dose ottimale
La Gazzetta dello Sport

Quanto caffè fa bene alla mente? Uno studio ha trovato la dose ottimale

Giovedì 9 aprile 2026
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Più caffè non è sempre meglio: sotto e sopra una certa soglia il rischio di disturbi dell'umore torna a salire

Più caffè non è sempre meglio: sotto e sopra una certa soglia il rischio di disturbi dell'umore torna a salire

Eu.Spa. 9 aprile - 11:56 - MILANO

Due tazze di caffè al giorno proteggono dalla depressione. Tre anche. Ma con quattro si è già oltre la soglia ottimale. E da cinque in su il rischio di disturbi dell'umore ricomincia a salire. È la conclusione di uno studio pubblicato sul Journal of Affective Disorders dai ricercatori della Fudan University di Shanghai (Cina), che hanno analizzato i dati di 461.586 persone, per 13 anni: uno dei campioni più grandi mai utilizzati per indagare il legame tra consumo di caffè e salute mentale. 

Caffè e umore

Al momento dell'arruolamento, nessuno dei partecipanti soffriva di disturbi della psiche. Nel corso del follow-up, i ricercatori hanno incrociato il consumo di caffè dichiarato con le successive diagnosi di disturbi dell'umore e disturbi da stress. Quello che hanno trovato è una curva a forma di J che scende man mano che il consumo aumenta fino a due-tre tazze al giorno, poi risale. In pratica, chi beveva tra due e tre tazze di caffè mostrava un rischio più basso di sviluppare problemi di salute mentale rispetto a chi non beveva caffè o ne beveva di più. Da cinque tazze in su, il rischio tornava ad aumentare.  "Sono state identificate associazioni a forma di J tra il consumo di caffè e i disturbi mentali, il che suggerisce che un'assunzione moderata (di caffè) potrebbe avere effetti benefici per la salute mentale", scrivono i ricercatori. 

La curva a J si è mantenuta stabile per tutti i tipi di caffè esaminati, inclusi quello macinato, quello istantaneo e il decaffeinato. I benefici risultavano più pronunciati negli uomini che nelle donne. 

troppo caffè rende nervosi?

Lo studio ha incluso anche un'analisi genetica: sono stati identificati i partecipanti con varianti genetiche associate a un metabolismo più rapido o più lento della caffeina, ma le differenze non hanno spostato in modo significativo le associazioni osservate. L'ipotesi è che alcuni dei numerosi composti bioattivi presenti nel caffè esercitino un effetto antinfiammatorio e calmante sui circuiti cerebrali legati all'umore e allo stress, processi simili a quelli già ipotizzati per la protezione del cervello da altre malattie. 

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Non è la prima volta che la tazzina finisce sotto la lente della ricerca biomedica. In studi precedenti è stata  associata a una maggiore longevità, a una riduzione del rischio cardiovascolare e a un migliore controllo del peso corporeo. I ricercatori sperano di poter aggiungere alla lista anche i benefici per la salute mentale, pur sapendo che i risultati attuali forniscono indizi, non certezze. E che il caffè, in dosi eccessive, può diventare esso stesso una dipendenza.

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