Donati: "Contro Schwazer, che vigliaccate! Ma ora fatemi allenare. Vincere senza doping? Dico che..."
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Donati: "Contro Schwazer, che vigliaccate! Ma ora fatemi allenare. Vincere senza doping? Dico che..."

Giovedì 9 aprile 2026
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Lo storico allenatore ha presentato il suo ultimo libro "Allenare diversamente" e adesso punta al ritorno: "Non ne posso più di parlare del caso di Alex. Ma gli hanno tolto tutto"

Lo storico allenatore ha presentato il suo ultimo libro "Allenare diversamente" e adesso punta al ritorno: "Non ne posso più di parlare del caso di Alex. Ma gli hanno tolto tutto"

Elisabetta Esposito Giornalista 9 aprile - 11:40 - ROMA

Un cambio di prospettiva. Sandro Donati, il professore che ha messo al centro della sua carriera la lotta al doping, da uomo “contro” diventa uomo “pro”. Una vita passata a contestare il sistema e le sue falle, adesso ha voglia di vedere quant’è bello lo sport, o meglio, quant’è bello allenare. Ovviamente senza scorciatoie. Per questo ha scritto un libro, insieme a Francesco Marcello, in cui in modo assolutamente propositivo parla di preparazione atletica e non solo: si intitola “Allenare diversamente - Per uno sport sano e performante” (Bur) ed è stato presentato ieri mattina al Centro di preparazione olimpica Giulio Onesti davanti a una serie di ospiti prestigiosi, dal numero uno del Coni Luciano Buonfiglio a Giovanni Malagò, autore dell’introduzione, fino al presidente della Fidal Stefano Mei (che sottolinea il "ritorno a casa" di Donati, oggi vicedirettore tecnico con delega allo sviluppo delle metodologie di allenamento alla Fidal) e al ct delle ragazze d’oro della pallavolo Julio Velasco.

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nuovo scenario

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Quando gli chiediamo il perché di questo libro, Donati risponde: "Era il momento di rivisitare la metodologia di allenamento che ancora ci portavamo dietro, quella diciamo ex sovietica, con il suo dirigismo, il suo eccesso di rigidità e di schematicità. Bisogna sapere adattare il lavoro alle situazioni, deve essere più duttile e va ampliato il concetto di allenamento personale. Io ho analizzato soprattutto quelli che sono gli sport di situazione, ovvero quelli di squadra o quelli di opposizione, come il tennis. In pratica le discipline che cambiano a seconda di una serie infinita di fattori, in cui un gesto non si ripete mai allo stesso modo". Ne è convinto anche Gianfranco Zola, che interviene con un approfondimento importante all’interno del libro: "Le giocate che fai sono un po’ come dei figli: hanno lo stesso corredo genetico, si somigliano, ma ognuna è unica e irripetibile".

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vigliaccata

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Nella sua lunga carriera Donati ha avuto l’opportunità di lavorare su diversi sport, "praticamente tutti", per questo riesce a dare un quadro tanto ampio e preciso della situazione. "Un lavoro interdisciplinare che possa modificare la metodologia di allenamento sui diversi fronti lo può fare soltanto il Coni, che è polisportivo per vocazione - continua il professore -. Qualora non ci fosse questa tutela lo scenario potrebbe essere pericoloso, soprattutto per le discipline più piccole che avrebbero difficilmente modo di espandersi". Durante la conferenza Donati, dopo un abbraccio sincero con l’olimpionico della marcia ai Giochi ’64 Abdon Pamich, torna a parlare di doping e del caso Schwazer, di cui è sempre stato il tecnico. E quando gli chiedono di Alex si lascia andare a un "Non ne posso più! Vorrei fare l’allenatore...". Poi però torna a sottolineare l’ingiustizia subita del suo atleta e amico: "È stata fatta una cosa ignobile, una vigliaccata. Alex non ha ceduto, abbiamo cercato di resistere, addirittura a 42 anni è tornato a marciare, a Rio avrebbe potuto vincere due medaglie. Ma gli è stato tolto tutto e hanno anche provato a dividerci. Il sistema dovrà trovare il modo di arrivare alla verità. O quantomeno a qualcosa che le somigli". Alla domanda "si può vincere senza doping?", Donati dà una risposta che fa riflettere: "Per farcela negli sport di fatica devi avere un talento enorme. Se il talento è soltanto discreto, allora è veramente difficile". E sono di poco conforto anche le sue parole sul sistema antidoping, "che non è certo rose e fiori. Sono tante le sostanze che ancora non si riescono ad intercettare. La trasparenza delle statistiche è molto diminuita, così come quella del sistema delle esenzioni terapeutiche". Ma occorre guardare avanti. Con spirito positivo e nuovi allenamenti con cui crescere.

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