Il campione Mark Calcavecchia allontanato dall’Augusta National. Ha usato il cellulare
La Gazzetta dello Sport

Il campione Mark Calcavecchia allontanato dall’Augusta National. Ha usato il cellulare

Giovedì 9 aprile 2026
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Al Masters le regole sono rigidissime. E anche un campione del passato le deve seguire 

Al Masters le regole sono rigidissime. E anche un campione del passato le deve seguire 

Silvia Audisio 9 aprile - 18:50 - MILANO

È la severa legge del Masters. Regole ferree che a questo torneo e al suo mondo vogliono dare una connotazione precisa, dove tradizione è la parola chiave («come nessun’altra» recita il suo iconico claim, ricordato ovunque e gridato anche sulle t-shirt in vendita). E qui la tradizione è fatta anche di istruzioni sussurrate ma risolute, che pretendono un rispetto assoluto, quasi religioso, da parte di chiunque partecipi al rito. Che scandiscono e guidano le lunghe giornate in campo dei patrons (come Augusta ama chiamare i suoi fedeli spettatori), come quelle dei giornalisti dentro e fuori la sala stampa, dei volontari, dei giocatori, dei caddie. Paletti irremovibili per tutti. Poi capita che qualcuno si dimentichi della sua responsabilità e, a prescindere dal ruolo, ne paghi le conseguenze. È capitato lo scorso martedì a Mark Calcavecchia, 65 anni, campione Open 1989, 18 Masters alle spalle giocati tra il 1987 e il 2008, al quale è stato chiesto di lasciare immediatamente l’Augusta National. Per sempre. La violazione è stata quella di aver usato il cellulare, non permesso all’interno della proprietà insieme a tablet e laptop (tutti da lasciare a casa, sapendo comunque di avere a disposizione a bordo campo le cabine telefoniche di ormai antica memoria). Una politica che rende unico questo evento, dove il pubblico applaude invece di filmare e fotografare ogni cosa, dove i giocatori sentono un rapporto e un contatto diverso con gli spettatori. Vincitore tre volte sul PGA Tour, il suo best ad Augusta Calcavecchia lo ha dato nel 1988, secondo a un colpo dal vincitore Sandy Lyle. Poi la sua vittoria all’Open Championship gli è valsa il titolo di «invitato onorario» al torneo. A nulla ha potuto anche questa invidiabile credenziale di ammissione. Eppure è capitato che le lacrime abbiano aiutato la causa della sorella di Keegan Bradley, capitano dell’ultimo team Usa alla Ryder Cup di New York, trovata col telefono in tasca. «Stavano per buttarla fuori, ma il suo pianto li ha convinti a chiudere il caso con una reprimenda e con il cellulare chiuso in una cassetta di sicurezza», ha raccontato Bradley.

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