Elezioni presidenza Figc, lunedì la scelta del candidato della Serie A: Malagò in pole
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Elezioni presidenza Figc, lunedì la scelta del candidato della Serie A: Malagò in pole

Venerdì 10 aprile 2026
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Quello dell'ex presidente del Coni è il nome forte per la rappresentanza dalla Lega di A: lunedì l'assemblea per discutere per la prima volta di questo scenario

Quello dell'ex presidente del Coni è il nome forte per la rappresentanza dalla Lega di A: lunedì l'assemblea per discutere per la prima volta di questo scenario

Elisabetta Esposito Giornalista 10 aprile - 07:42 - MILANO

Sarà un weekend intenso, soprattutto per i vertici della Serie A. Gabriele Gravina si è dimesso dalla presidenza Figc poco più di una settimana fa e da quel momento sono scattate inevitabilmente le strategie per definire la nuova guida del calcio italiano. Il nome forte resta quello di Giovanni Malagò, che dovrebbe diventare il candidato della Serie A. E se parlavamo di weekend intenso è proprio perché lunedì mattina in via Rosellini, la Lega Serie A si riunirà in Assemblea per discutere per la prima volta proprio di questo scenario. Attenzione, non sarà una conta di chi è pro o contro Malagò, ma una discussione molto più ampia in cui prima si parlerà di possibili soluzioni per fare uscire il calcio da questo momento di crisi profonda (dalla rivoluzione dei settori giovanili alle richieste di sostegno al Governo), quindi si apriranno le valutazioni su un possibile candidato su cui convergano i consensi dei club del massimo campionato.

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Il primo nome

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Qualcuno, come Aurelio De Laurentiis, si è già espresso molto esplicitamente in favore dell’ex storica guida del Coni ("È la persona perfetta"), ma sono molti i presidenti - soprattutto tra le big - favorevoli all’ipotesi Malagò numero uno della Figc. Lunedì ne sapremo molto di più ed è chiaro che il candidato più esposto del momento si aspetti una conferma di un certo rilievo, in pratica una comoda maggioranza dei consensi. La giornata di lunedì sarà molto importante, anche se non decisiva. Perché non è detto che in assenza di un’immediata convergenza tra i venti club di Serie A la candidatura di Malagò crolli. Ma è evidente che una certa unità della Serie A lo rafforzerebbe a livello personale, legittimando ulteriormente il suo percorso e spuntando le armi di chi sta pensando di affrontarlo.

Le alternative

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Al momento sono in corso fitti colloqui tra i vari protagonisti o coprotagonisti della corsa alla presidenza. Tra questi c’è anche Giancarlo Abete, che sta sondando il terreno per portare avanti non (sol)tanto il proprio nome, quanto quello di qualcuno (ad esempio Albertini) che in qualche modo faccia già parte del sistema federale, evitando novità alla (appunto) Malagò. Di sicuro sono in tanti ad attendere l’esito dell’Assemblea di lunedì, perché - inutile negarlo - il candidato della Serie A, al di là della percentuale di voti che la Lega ha in Assemblea elettiva (il 18%, mentre la Lega Nazionale Dilettanti, ad esempio, ha il 34%), ha comunque un peso politico decisamente importante.

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gli "outsider"

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In molti, dunque, vivono quest’attesa da spettatori interessati, evitando di prendere una posizione sulla possibile candidatura di Malagò e studiando ogni scenario prima di valutare seriamente alternative. È la situazione dell’Assoallenatori di Renzo Ulivieri, ma anche quella dell’Assocalciatori di Umberto Calcagno (possibile ago della bilancia con il suo 20%), consapevoli che un’accelerazione come quella che potrebbe esserci lunedì sarebbe inaspettata quanto politicamente significativa. Stanno alla finestra, come si dice in questi casi, e sono in buona compagnia. Anche Gabriele Gravina attende. E se nel rivendicare quello che è stato sbagliato - e soprattutto chi ha sbagliato - in questi ultimi giorni ha alzato parecchio la voce, su questo fronte sceglie per il momento un cauto silenzio. Quello che gli interessa veramente è che il calcio scelga in democrazia e soprattutto in autonomia chi dovrà gestire questa necessaria rifondazione. Ma chi sostiene che abbia già garantito il suo appoggio ad Abete sta prendendo un abbaglio: il presidente (lo è ancora in prorogatio fino al voto del 22 giugno) vuole rispettare le decisioni delle componenti, poi, una volta che saranno definiti i candidati (entro il 13 maggio), non è detto che non dia pure lui delle indicazioni che potrebbero anche fare la differenza.

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