Leo Abreu: "Io in Italia per inseguire il sogno Serie A. Ora la salvezza col Picerno poi..."
L'attaccante rossoblù, in doppia cifra al primo anno tra i professionisti, ha le idee chiare: "Sono arrivato tardi in Serie C? Forse sì, ma scalata non deve finire qua. La massima serie italiana è ancora uno dei campionati più affascinanti al mondo, ma in Portogallo non hanno paura di lanciare i giovani"
L'attaccante rossoblù, in doppia cifra al primo anno tra i professionisti, ha le idee chiare: "Sono arrivato tardi in Serie C? Forse sì, ma scalata non deve finire qua. La massima serie italiana è ancora uno dei campionati più affascinanti al mondo, ma in Portogallo non hanno paura di lanciare i giovani"
Lorenzo Topello Collaboratore 10 aprile - 08:52 - MILANO Leo Abreu. Credit: Ufficio Stampa AZ PicernoJosé Leonardo fa di cognome Abreu come un illustre collega calciatore: il Loco uruguagio, quello che in un dentro o fuori Mondiale calciò un rigore decisivo col cucchiaio. Ma José Leonardo (Leo, per tutti) è tutt’altro che Loco: lui viene da Madeira e crede nel lavoro come l’illustre concittadino Cristiano Ronaldo. Nella sua vita c’è spazio solo per i gol (dieci col Picerno al primo anno da professionista), la voglia di salvezza e una famiglia che cresce a vista d’occhio: “A casa siamo io, mia moglie Antonella e il piccolo Santiago. Ma fra meno di due mesi arriva Cataleya”.
VIDEO: Scafatese promossa in Serie C: il presidente regala 500 euro fintiToccherà raddoppiare l’esultanza?
“Direi proprio di sì. Per ora faccio gli occhialetti dopo ogni gol, per Santiago. Ma appena arriverà la bambina mi inventerò qualcosa anche per lei”.
Anche perché i momenti per esultare sono capitati spesso, Leo. Siamo a quota dieci, ed è solo la prima stagione fra i professionisti.
“Me lo ero prefissato a inizio anno, ci ho lavorato tanto e ce l’ho fatta. Ma non voglio fermarmi, abbiamo l’obiettivo della salvezza”.
Il suo Picerno ad oggi sarebbe certo di rimanere in C.
“Sì, ma mancano tre giornate al termine e non possiamo staccare la spina. Ci siamo goduti la vittoria di Catania, ma ora pensiamo già alla prossima col Cosenza: impossibile distrarci. Servirebbero altri gol”.
Lei è nato nel ’98, eppure vive solo adesso il primo anno in Serie C dopo il dilettantismo. Pensa che il salto di qualità sia arrivato tardi?
“Forse sì, e magari è legato a qualche scelta che ho sbagliato in questi anni. Ma credo anche che nulla accada per caso: sono arrivato in C adesso, si vede che era il momento giusto. E la scalata non deve finire qua”.
Riavvolgiamo il nastro, allora, per capire com’è iniziata. Che ci fa un portoghese di Madeira a Picerno?
“Sogna la Serie A, ovviamente. A Madeira, dieci anni fa, sto per iniziare l’ultimo anno con la Primavera quando mi chiama il procuratore e mi fa: ‘C’è una chance a Bari, ti va di provare con l’Italia?’. Ho accettato subito”.
Madeira vive tutta nel segno di Ronaldo: ogni bambino sogna di diventare come lui
Leo AbreuAnche perché è cresciuto nel mito di Cristiano, immaginiamo.
“Madeira vive tutta nel segno di Ronaldo, da anni. Pensate che la casa dove sono cresciuto è a cinque minuti dalla sua residenza di famiglia: in passato l’ho visto spesso, a piedi a Funchal. E per ogni bambino di Madeira il sogno è diventare come Cristiano: io ho iniziato a giocare a calcio nella sua prima squadra, l’Andourinha. Poi ho vissuto periodi col Nacional, come lui, prima di passare dal Porto e dal Benfica”.
E che ricordi ha di vivai così importanti?
“Al Porto avevo 12 anni, guardavamo estasiati Falcao e Hulk che un pomeriggio vennero ad autografarci magliette e palloni: un sogno. Nel Benfica invece ero grandicello: un giorno mi provano centravanti in amichevole mettendomi alle spalle un trequartista veloce e tecnico come pochi. Si vedeva che aveva colpi da predestinato: gli faccio assist, lui segna subito. Era Joao Felix. Un campione”.
Le tante squadre italiane in cui ho giocato mi ricordano il Portogallo: tanto colore e tanto attaccamento
Leo AbreuIl curriculum cresce e alla fine sceglie l’Italia: dal Bari alla lunga trafila nel calcio dilettantistico.
“Mi hanno accolto tutti benissimo, da subito. In un certo senso le tante squadre italiane in cui ho giocato mi ricordano il Portogallo: tanto calore, tanto attaccamento al calcio locale. Mi sono trovato così bene che ho messo su famiglia. E ho cercato di restituire un po’ di gol a tutte le realtà che mi hanno accolto”.
Ci è riuscito particolarmente bene col Cassino, l’anno scorso: 17 reti in Serie D e il prestigioso riconoscimento del Pallone d’oro Dilettanti.
“Un onore incredibile, per me. Mi hanno premiato come il miglior giocatore di tutta la categoria e non posso che ringraziare ancora società, staff e compagni. A Cassino ero arrivato alla metà della stagione prima: ho segnato più di 30 gol in un anno e mezzo, non mi era mai successo”.
Leo Abreu. Credit: Ufficio Stampa AZ PicernoMa perché sogna la Serie A, se il nostro calcio viene dall’ennesimo fallimento Mondiale?
“Perché a livello tecnico è ancora fra i migliori campionati di tutti. Ho tifato tanto per la Nazionale contro la Bosnia, anche perché fra la famiglia e le pratiche per la doppia cittadinanza mi sento italiano pure io: mi ha fatto male vederla eliminata. Ma mi creda, la Serie A resta affascinante come pochi altri campionati”.
Meglio anche del Portogallo?
“Come qualità sì. Certo, poi una cosa va detta: in Portogallo nessuno ha paura di lanciare i giovani, qua invece è diverso…”.
Un centravanti che vorrebbe emulare?
“A proposito di Serie A, guardo sempre Lautaro Martinez e Malen. Fanno la differenza più di tutti”.
Che tipo di attaccante è lei?
“Uno che ama giocare il pallone, muoversi molto. Ma nell’ultimo anno sto imparando anche ad appoggiarmi spalle alla porta, a tenere palla. Mi sento in costante miglioramento e mi tengo stretti certi gol da centravanti vero”.
Tipo?
“Quello a Catania: ho fintato di andare sul secondo palo, attaccando invece il primo palo sul cross. Colpo di testa perfetto, forse è la mia rete più importante da quando sono in Italia”.
Leo Abreu. Credit: Ufficio Stampa AZ PicernoLa doppia cifra al primo anno in C attira sempre molte attenzioni. Lo sa che il suo telefono in estate squillerà parecchio, vero?
“L’ho già sentita questa frase, ma la verità è che penso solo al finale di stagione. Ho un altro anno di contratto col Picerno: voglio salvarmi, poi vedremo il futuro”.
Classico fioretto in chiusura: se il Picerno si salva senza playout, Leo Abreu cosa fa?
“Non prometterò follie come il cammino di Santiago, anche perché quello vorrei farlo davvero, ma in famiglia. Direi che posso tingermi i capelli di rossoblù, come i colori del Picerno”.
Leggi anche Floro Flores: "Benevento, il mio riscatto. Mi porto Zeman dentro e a mio figlio dico..."Le U23 corrono: Juve e Inter vincono e puntano i playoff. L'Atalanta fa 1-1 con la Cavese© RIPRODUZIONE RISERVATA