La Gazzetta, l’Olimpiade, la Roubaix, quella primavera del 1896 che ha segnato la storia dello sport
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La Gazzetta, l’Olimpiade, la Roubaix, quella primavera del 1896 che ha segnato la storia dello sport

Venerdì 10 aprile 2026
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In quell'aprile nacquero il giornale rosa, l'evento sportivo più importante e l'"Inferno del Nord". I titolari di una filanda, che avevano costruito il velodromo, decisero di organizzare la corsa, bollata subito come un "progetto diabolico"

In quell'aprile nacquero il giornale rosa, l'evento sportivo più importante e l'"Inferno del Nord". I titolari di una filanda, che avevano costruito il velodromo, decisero di organizzare la corsa, bollata subito come un "progetto diabolico"

Luca Gialanella Giornalista 10 aprile - 19:15 - MILANO Mathieu van der Poel taglia il traguardo lo scorso anno

Il 3 aprile 1896, Venerdì Santo, dalla fusione de “Il Ciclista” e “La Tripletta” nasce la Gazzetta dello Sport. Quattro pagine di colore verde, costo 5 centesimi, è stampata a Milano in ventimila copie, e ha soprattutto notizie di ciclismo: come quel tentativo di fare 1000 km nel ciclodromo del Parco Trotter a Milano. Lunedì dell’Angelo, il 6 aprile 1896, nascono ad Atene le Olimpiadi Moderne, ideate dal barone Pierre de Coubertin per far rivivere gli antichi Giochi. Partecipano 14 nazioni e 241 atleti, nessuna donna: si concluderanno il 15 aprile. Domenica 19 aprile 1896 è invece la data di nascita di un altro mito: la Parigi-Roubaix. 

VIDEO: Van der Poel e la Roubaix, la profezia di nonno Poulidor

gli inventori

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La inventano Theodore Vienne e Maurice Perez, i titolari di una filanda che avevano avuto l’idea di costruire un velodromo a Roubaix, nord della Francia, a un passo dal Belgio. Allora le gare in pista erano molto più numerose e famose di quelle su strada e così nel febbraio 1896 i due lanciano il progetto di una corsa che parta da Parigi per concludersi in modo trionfale nel nuovo velodromo André Petrieux, pista in cemento lunga 333 metri. Il via viene dato davanti al ristorante Gillet, a Porte Maillot, periferia di Parigi, alle 5.30: 109 iscritti e 55 partenti, di cui 48 “internazionali” e 7 amatori della circoscrizione di Lilla. Si racconta che in quel periodo, Victor Breyer, redattore del giornale sportivo Le Velo, subito dopo aver testato per primo il percorso della gara sotto la pioggia, spedì un telegramma al suo caporedattore, Louis Minart, dichiarando che quella corsa non si doveva disputare, era un “progetto diabolico”. Da Parigi a Roubaix, 280 chilometri (ora sono 258), così da 130 anni: è "L' Enfer du Nord", l’Inferno del Nord, con quei sei milioni di blocchetti di pavé nelle terre delle miniere di carbone. Non c’è un’altra corsa in cui la natura, in tutte le sue declinazioni, sia il primo avversario del corridore. Jacques Goddet, storico direttore del Tour de France, ha definito la Roubaix “l’ultima follia a pedali”. I corridori danzano in bici su quelle stradine in pavé una volta all’anno. Solo quel giorno. Solo per la Roubaix, le cui immagini arrivano in 200 Paesi del mondo al punto che anche chi non sa troppo di biciclette riesce a capire di che cosa si sta parlando. L’Inferno del Nord. La regina delle classiche. Domenica si corre l’edizione 123: 54,8 km di pavé, distribuiti in 30 settori, sui 258 chilometri di corsa. 

Josef Fischer

pasqua e...

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Pascale, Pasqua, Inferno e resurrezione. Sì, perché la corsa era conosciuta soprattutto come “La Pascale”, perché si disputava il giorno di Pasqua. Un po’ come la Milano-Sanremo, che per decenni si è corsa il 19 marzo, giorno di San Giuseppe. Ma la Roubaix non è gioia, è un girone dantesco riservato ai corridori. Il primo vincitore è stato un corridore protestante, il tedesco Josef Fischer, e dal 1896 si è dovuto attendere fino al 2015 per un altro tedesco, John Degenkolb. Fischer impiega 9 ore e 17 minuti (media 30,162 km orari su 280 km) e vince un premio in denaro di 1000 franchi, pari a sette volte il salario mensile di un minatore dell’epoca. 

Fausto Coppi

la marsigliese per un tedesco...

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Curiosità: viene accolto da un’orchestra che suona la Marsigliese, l’inno di Francia… Per un tedesco. Oltre venti minuti dopo Fischer, arrivano il danese Meyer e lo spazzacamino Maurice Garin, che aveva lasciato la Valle d’Aosta per stabilirsi in Francia. Quel giorno, era proprio Garin il più forte. Però lo frena la sfortuna: cade, perde conoscenza, si riprende, riesce a concludere la gara con una spalla ferita. Garin si prende una doppia rivincita vincendo nel 1897 e 1898, e lo fa da italiano, non da francese. Grazie a una ricerca dello storico giornalista della Gazzetta dello Sport, Claudio Gregori, si scopre che Garin fu naturalizzato francese soltanto nel 1901, e quindi quelle due Roubaix le conquista con il tricolore sulle spalle. Da transalpino vincerà poi il primo Tour de France nel 1903. Una storia simile a quella del secondo vincitore italiano della Roubaix, Jules Rossi (1937), anche lui poi diventato francese. Si parte da Compiegne, alla periferia di Parigi, dove fu arrestata Giovanna d' Arco. Il via è nella Place du Palais, il castello di Napoleone. Qui a Compiègne, su un vagone ferroviario, i francesi nel 1918 firmarono l’armistizio con la Germania che chiuse la Prima guerra mondiale. Il tracciato attraversa le miniere di carbone tra Francia e Belgio, zone in cui lo scrittore francese Emile Zola ha ambientato uno dei suoi più celebri romanzi, “Germinal”: si raccontavano le prime ribellioni dei minatori francesi costretti a turni massacranti e mal pagati, turni che non risparmiavano neppure donne e bambini. Il traguardo è al velodromo André Petrieux di Roubaix. Quei sei milioni di blocchetti di pavé sono oggetto di culto. C’è un’associazione, gli “Amici della Roubaix”, che se ne prende cura. Fondata nel 1977, conta più di 200 membri effettivi (di cui il 15 per cento non francesi) e migliaia di affiliati-simpatizzanti. La finalità è chiara: preservare, mettere in sicurezza e rinnovare i settori di pavé. Minacciati dal tempo, dagli agenti atmosferici, dalla volontà di asfaltare. Ci lavorano i volontari, ma anche i ragazzi. L’associazione ha preso accordi con quattro licei che lavorano sotto l’egida del Ministero dell’agricoltura, dell’agroalimentare e della foresta. Le pietre sono minacciate dall’acqua e dall’erba. La terra sotto va compattata. Vanno evitati gli avvallamenti eccessivi. Il liceo di Raismes ha dato un po’ di numeri: dal 2002, sono stati sollevati, spostati e poi riposizionati 48.184 pezzi di pavé. 

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Francesco Moser

pavè come bene culturale vincolato

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Nel 1992 Segolene Royal, ministro dell'Ambiente, ha disposto la classificazione dei tratti di pavé come beni culturali vincolati, al pari di un monumento. E non va sottovalutato nemmeno il problema dei furti del pavé, come souvenir da tenere a casa o oggetti di vendita agli appassionati. Dal 1896, in 122 edizioni gli italiani l’hanno conquistata 14 volte con 10 corridori. Dopo Garin (1897 e 1898) e Rossi (1937), nel 1949 trionfa Serse Coppi, il fratello del Campionissimo, ex-aequo con il francese Mahé per un errore di percorso. Fausto conquista l’Inferno del Nord nel 1950, l’anno dopo tocca a quel formidabile passista e inseguitore su pista che si chiamava Antonio “Labron” Bevilacqua. Nel 1966 Felice Gimondi, l’anno dopo del successo al Tour de France. Francesco Moser doma la Roubaix per tre volte di fila, dal 1978 (in maglia iridata) al 1980, e ricevette i complimenti di Alain Delon. Negli Anni 90 ci sono i due trionfi di Franco Ballerini, re nel 1995 (la prima volta di una bicicletta con il telaio in carbonio, nata dal genio di Ernesto Colnago) e nel 1998. Quindi Andrea Tafi nel 1999 e Sonny Colbrelli nel 2021. In attesa, ora, di Filippo Ganna.

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