Ganna: "La Roubaix per me è una tortura. Rispetto a Van der Poel sul pavé sono una capra, ma...”
Domani l’Inferno, Filippo è pronto: “Correrò leggero, i favoriti sono altri. Ma ho la gamba dei giorni migliori”
Domani l’Inferno, Filippo è pronto: “Correrò leggero, i favoriti sono altri. Ma ho la gamba dei giorni migliori”
Ciro Scognamiglio Giornalista 11 aprile - 09:13 - MILANOSe non ti chiami Tadej Pogacar o Mathieu Van der Poel, una grande corsa di un giorno – Monumento, o Mondiale in linea che sia – non la vinci: è dal Fiandre 2024 che è così. Filippo Ganna lo sa: mettere la ruota davanti a quei due fenomeni, e non solo, domani alla Parigi-Roubaix è una missione complicata almeno quanto scalare una parete del nono grado a mani nude. Mathieu cerca il poker di fila, Pogi il primo trionfo all’Inferno del Nord. E poi ci sono Van Aert, Pedersen, Philipsen... Ma non per questo il nostro gigante parte battuto, anche se dopo aver vinto da Under 23 nel 2016 al debutto tra i grandi (2018) chiuse fuori tempo massimo e non è mai riuscito a far meglio del 6° di tre anni fa. Il vento del primo successo in una classica del Nord, il primo aprile nell’Attraverso le Fiandre, è una spinta. Il resto, storia ancora da scrivere.
VIDEO: Mountain Bike World Series, a La Thuile 4 discipline: l'eventoGanna, l’ultimo test in bici come è andato?
"Intenso, forse anche più intenso di come doveva essere fatto. Però sa, ci sono quelle giornate in cui un atleta si deve testare, sentire bene ciò che prova. Ho spinto tanto, insomma, e le sensazioni sono state positive. Spero sia un buon auspicio".
Ha cercato di trovare un pavé simile a quello della Roubaix?
"No, no. Ho fatto salite. Il mio test fondamentale è in salita. Se sento la gamba bella piena, che spinge bene... ci sono. Al contrario, se è un continuo inseguire, un non trovare mai il colpo di pedale giusto, è allarme. Come prima della Sanremo".
Racconti.
"Sì, era andata così. Come una specie di lento preavviso del fatto che non sarei stato al meglio alla Classicissima. Mi dicevo che magari non avevo recuperato bene dopo la Tirreno-Adriatico, invece…".
Qual è ora lo stato d’animo?
"Felice, sereno. Senza nessun tipo di pressione per la corsa. Lo abbiamo visto al Fiandre: Pogacar, Van der Poel, Van Aert, Pedersen... Hanno dimostrato di più e sta a loro staccarmi, farmi soffrire. Il mio compito è chiaro: riuscire a tenerli, magari anticiparli o batterli in una volata. Non mi do pressioni".
Il successo in Belgio è stato una svolta?
"Ho combattuto fino alla fine. E ho mostrato di essere forte di testa. Lo sapevo già: un record dell’Ora, tutte le cronometro… Ma in quel contesto è stato diverso, ho dominato la sfortuna e un sacco di fattori esterni. Da quel giorno, la condizione non dovrei averla persa, un picco di forma di un giorno sarebbe ignobile (sorride; ndr)".
Dall’ultima ricognizione della Roubaix, la settimana scorsa, che cosa ha imparato?
"Abbiamo abbassato un pochino la pressione delle ruote, per avere la bici più morbida. È stato un buon test. Mi auguro che non piova, ad ogni modo: in uno dei primi settori, il secondo o il terzo, c’è una discesa con curva a 90 gradi in contropendenza. Con il bagnato lì è un casino…".
Amare le pietre resta impossibile?
"Io non l’ho ancora trovato l’amore, e non ci riuscirò mai. Vorrei parlare faccia a faccia con chi ci è riuscito. Difficile spiegarlo: è una sofferenza che può trasformarsi in tortura, sportivamente parlando. Poi, certo, prendiamo Van der Poel che è un maestro di ciclocross: è capace di trovare i dieci centimetri a bordo strada senza pavé, ha la capacità di restare in equilibrio e passarci... Più abile, più scaltro, fa meno fatica. Io, rispetto a lui, sono una capra in bici. E se faccio un magheggio del genere, mi ritrovo nel fosso".
Vincere e non farla più?
"A volte ci ho pensato, e ho sentito pure le parole di Pogacar che dopo la Sanremo ha detto che in Liguria tornerà solo per mangiare la focaccia. Magari era una battuta. Sì, mi è venuto in mente di tornare a Roubaix solo per fare un giro nelle mitiche docce".
Il Fiandre di domenica, che ha deciso di saltare, che indicazioni le ha dato?
"Che quando ci sono quei campioni, quasi sempre si finisce per lottare per il piazzamento. Inoltre...".
Sì?
"Ho visto i valori di potenza usciti sui vari social. Sì, li ho pure io, ma in un inseguimento di quattro minuti. Dopo sei ore di gara... non è il mio caso".
Idea: anticipare i giganti?
"Ma se ormai partono a cento chilometri, io che faccio, mi muovo a Compiegne?".
C’è altro che negli ultimi giorni le ha dato morale?
"Sì, un video di Valverde. Diceva: “Inutile che io non beva birra. La bevo o non la bevo, vado uguale”. Ho adottato la stessa filosofia e dopo il successo in Belgio a volte, la sera, un bicchierino me lo sono concesso. Ero in pace con me stesso e comunque, negli ultimi giorni, la gamba l’ho sentita meglio di quando facevo il monaco. Anche passare il giorno di Pasqua con i miei cari mi ha fatto bene, e aveva aiutato staccare l’anno scorso prima del Fiandre tornare a casa per la laurea di mia sorella. È la vita normale: ci vuole".
Chiudiamo: ha portato qualcosa di speciale in Francia?
"Le gambe migliori dell’anno, spero. Poi, vada come vada".
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