Pio Esposito: "Io pompato? Nessuno mi ha regalato nulla. Dopo il rigore in Bosnia ero sotto terra, poi..."
L'attaccante nerazzurro al Corriere: "Tirerò ancora tanti rigori e qualcuno lo sbaglierò, bisogna prendersi le proprie responsabilità. Di Lautaro mi impressiona la fame: anche un allenamento per lui è come la finale del Mondiale"
L'attaccante nerazzurro al Corriere: "Tirerò ancora tanti rigori e qualcuno lo sbaglierò, bisogna prendersi le proprie responsabilità. Di Lautaro mi impressiona la fame: anche un allenamento per lui è come la finale del Mondiale"
11 aprile - 09:05 - MILANO“Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire che cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male”. In una intervista al Corriere Pio Esposito racconta le emozioni dopo il rigore sbagliato con la Bosnia, rivela le difficoltà da bambino, quando a 6 anni si trasferì da Castellammare di Stabia a Brescia (“All’inizio piangevo ogni notte per tornare a casa. Ero un bambino con molta rabbia, irascibile, sia a scuola che in campo. Poi mi sono ambientato benissimo, cambiando radicalmente”, rivendica il diritto di avere 20 anni e respinge le insinuazioni dei tifosi avversari che lo considerano pompato dai media: “C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni”.
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—Da Lautaro sta cercando di imparare tante cose. “Quello che ti emoziona è la sua passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale”. Da alcuni mesi per gestire la pressione lavora con uno psicologo dello sport: “Mi sfogo, mi dà consigli pratici. Mi aiuta molto e mi piace approfondire”. Spiega come le due stagioni in B l’abbiano fatto crescere: “Nel primo ho fatto molta fatica, ho subito il salto dalla Primavera, ho segnato solo 3 gol e ci siamo salvati all’ultima giornata”. Il legame con Chivu è saldissimo: “Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me, anche questa estate” e ora si trova a vivere il sogno: “No, ho sempre voluto fare il calciatore e ho esaudito il primo sogno. Adesso devo inseguire tutti gli altri”.
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