Un formaggio con sembianze della maschera femminile del carnevale di Ottana
(ANSA) - CAGLIARI , 17 OTT - Nasce nel laboratorio di Michela Casiddu, artigiana casearia, ad Assemini, Su Casu 'e Saba: un formaggio che ha le sembianze di Sa Filonzana, l'inquietante filatrice della tradizione carnevalesca di Ottana.
Una pasta filata arricchita con tre ingredienti - sapa, mandorle e uvetta - simbolo della tradizione di Is Animeddas, la festività sarda dedicata alla commemorazione dei defunti.
"Il formaggio accoglie la sapa in un abbraccio agrodolce, mentre mandorle e uvetta creano un gioco di consistenze, alternando croccantezza e morbidezza - racconta Casiddu, che da anni ha fatto dell'intaglio del formaggio la sua passione - la sapa imprime la sua nota dolce e concentrata, gli altri due ingredienti lavorano sul piano tattile, con un continuo contrasto". L'innovazione, spiega l'artigiana, è nata quasi per caso: "Parlando con l'antropologa Veronica Matta del pane 'e saba, che proprio in questi giorni torna sulle tavole delle famiglie sarde per la commemorazione dei defunti, mi sono chiesta se fosse possibile riproporre quegli stessi ingredienti in una lavorazione casearia. Ho iniziato a sperimentare e, una volta trovata la combinazione giusta, ho scelto di dare alla creazione le sembianze di Sa Filonzana". "Trasferire questi sapori - spiega Veronica Matta - in una nuova preparazione, significa mettere in dialogo tradizione e creatività, e Sa Filonzana, con il suo abito nero, il filo di lana bianca e le forbici, è una figura profondamente legata all'immaginario simbolico sardo. Nella tradizione, la filatrice tesse il filo della vita e ha il potere di reciderlo: un gesto che richiama il rapporto tra esistenza, destino e morte, intrecciandosi con la dimensione rituale e culturale di Is Animeddas". A tavola, Su Casu 'e Saba assicura Michela Casiddu "si presta a un assaggio che valorizza le note caramellate della sapa e il gioco di consistenze tra la croccantezza delle mandorle e la morbidezza dell'uvetta. Una fetta di pane carasau può accompagnarlo senza sovrapporsi ai suoi sapori, mentre nel calice si può scegliere un vino sardo passito, per assecondarne la componente dolce, oppure un bianco secco, per un contrasto più netto e una chiusura fresca". Due interpretazioni diverse per una creazione che intreccia ricerca casearia, memoria gastronomica e tradizione. (ANSA).