'Le allegre comari di Windsor', il ritorno di Paolantoni al teatro di prosa
L'attore partenopeo al San Ferdinando nella rilettura del classico shakespeariano
(di Carmine Bonanni) Debutta al Teatro San Ferdinando di Napoli, mercoledì 15 aprile alle 21, con repliche fino a domenica 26, lo spettacolo "Le allegre comari di Windsor" di William Shakespeare, nell'adattamento, le musiche e la regia di Mariano Bauduin, su produzione del Teatro di Napoli - Teatro Nazionale. Protagonista sul palco Francesco Paolantoni che veste i panni di Sir John Falstaff. Con lui, in scena, Ciro Capano, Lello Giulivo, Antonello Cossia, Maurizio Murano, Carlo Caracciolo, Nicola Conforto, Vincenzo D'Ambrosio, Francesco Del Gaudio, Enrico Disegni, Marcello Manzella, Alfredo Mundo, Francesco Roccasecca.
Lo spettacolo segna il ritorno al teatro di prosa di Paolantoni, a quarant'anni dall'impegno di primo interprete in Ferdinando, il personaggio dell'omonima commedia di Annibale Ruccello. "Questa messa in scena - ha spiegato Paolantoni nella conferenza stampa di presentazione, accanto al regista Bauduin, al direttore artistico del Teatro, Roberto Andò e al direttore generale Mimmo Basso - mi offre l'occasione di interpretare Sir John Falstaff, personaggio iconico, che per un attore è una prova di assoluto interesse e indubbio fascino. Questo ruolo si presenta come il personaggio che segna il mio ritorno al teatro di prosa dal quale mancavo e che mi mancava da tempo. Perciò sono doppiamente felice e non vedo l'ora di andare in scena, dove non solo reciterò ma canterò anche. Cosa mi si poteva offrire di meglio per il mio rientro sulla scena teatrale e condividerlo con un meraviglioso gruppo di attori/amici artisti della scena?".
"Lo spettacolo - ha sottolineato il regista Mariano Bauduin - si configura come l'ultima notte di Falstaff. Una messinscena che propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero, sorto in un bosco fantastico, mentre i personaggi, tutti interpretati da uomini, rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione".
Sul fronte delle musiche, che occupano un ruolo importante e centrale dell'allestimento, Bauduin ha precisato di essersi servito di "armonie classiche ma rivisitate con lo spirito con il quale la generazione musicale esplosa negli anni '60 del Novecento, soprattutto in Inghilterra, affrontò il perbenismo musicale dell'epoca: con ironia e una dose di disinvolta sfacciataggine, quella generazione diede voce a sonorità inedite e a sorprendenti travestimenti, che è ciò che ho voluto succedesse sulla scena".
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