Matida De Angelis torna nei panni di Lidia Poët, l'ultima stagione la più moderna / VIDEO
ANSA - Cultura

Matida De Angelis torna nei panni di Lidia Poët, l'ultima stagione la più moderna / VIDEO

Lunedì 13 aprile 2026
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Su Netflix dal 15 aprile, con Saurino, Scarpetta, Pasino

"Se continuiamo a combattere, prima o poi qualcosa cambierà". L'avvocata più irriverente e brillante d'Italia interpretata da una sempre ipnotica e brava Matilda De Angelis sta per tornare con il capitolo conclusivo: dopo il successo delle stagioni precedenti, i sei episodi della terza e ultima stagione de "La Legge di Lidia Poët" saranno disponibili su Netflix dal 15 aprile. La serie, prodotta da Matteo Rovere, è una produzione Groenlandia, società del Gruppo Banijay, e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini. Nel cast Eduardo Scarpetta nel ruolo del giornalista Jacopo Barberis, Pier Luigi Pasino in quello di Enrico Poët, Sara Lazzaro in quello della moglie di Enrico e Gianmarco Saurino nei panni Pierluigi Fourneau. Alla stagione finale si uniscono Liliana Bottone e Ninni Bruschetta, rispettivamente nei ruoli di Grazia Fontana e del procuratore del Re Cantamessa. La regia è di nuovo affidata a Letizia Lamartire e Pippo Mezzapesa, a cui si aggiunge Jacopo Bonvicini. La terza stagione è scritta da Guido Iuculano e Davide Orsini. La serie è stata presentata oggi a Roma alla stampa, assente una parte del cast. A De Angelis, candidata ai David come migliore attrice non protagonista per il film Fuori di Mario Martone, viene chiesto se andrà alla cerimonia o se aderirà a'appello al boicottaggio lanciato dal movimento #Siamoaititolidicoda. "Non ho ancora deciso - risponde -, sto riflettendo sul senso di boicottare un evento che può essere invece un palcoscenico per il nostro cinema. È importante non rischiare l'autosabotaggio". La serie compie un salto rispetto alle passate stagione, guarda quasi all'oggi per tematiche e modernità di temi trattati. Accanto a De Angelis, il produttore Matteo Rovere di Groenlandia (Gruppo Banijay), che ricorda l'impatto all'estero e il grande successo fin dalla prima stagione: "L'accoglienza è stata sopra le aspettative. Abbiamo capito che Lidia Poët toccava il cuore delle persone: un personaggio locale, nato in provincia, che però porta con sé valori universali". Anche Sara Polese, manager delle serie per Netflix, sottolinea la dimensione internazionale del progetto. Siamo nell'aprile del 1887: Enrico, il fratello di Lidia, è diventato deputato, fa spesso su e giù tra Roma e Torino con Teresa ed è riuscito a portare la legge di Lidia in commissione. Lidia sa che deve fidarsi di lui. Founeau ha avuto una promozione sul lavoro, è in Corte d'Assise adesso e il suo banco di prova per dimostrare il suo valore è l'accusa di omicidio di una donna ritenuta colpevole di aver ucciso il marito. Il problema è che l'imputata è la più cara amica di Lidia, Grazia Fontana, il cui processo per legittima difesa scuoterà l'opinione pubblica e i loro rapporti. Alla domanda se c'è qualcuno nella nostra società che ha la stessa forza e determinazione di Lidia, risponde Matilda De Angelis: "Non so se c'è una persona specifica. Sicuramente la serie tratta temi che ancora oggi sono drammaticamente molto veri, molto presenti. E io e Matteo Rovere ci siamo interrogati sulla credibilità di questa vittoria alla fine della stagione intorno al tema della legittima difesa, quando ancora oggi è una cosa veramente complicata da portare in tribunale, da sostenere e da far valere. Alla fine c'è una dedica a tutte le persone che hanno avuto il coraggio di cambiare la realtà, immaginandola molto diversa da quella che era: è anche un augurio alle generazioni presenti e future". Quindi De Anglis fa notare: "Lidia insegna a giovani ragazze che già si trovano in un'aula universitaria, cosa non scontata all'epoca. Una di loro le chiede: 'Ma lei non è la stessa donna che dipende ancora da un uomo per esercitare la sua professione, ovvero suo fratello?'. È una domanda che apre un tema enorme: certo, sono esistiti uomini femministi e sensibili, ma dovrebbero essere la normalità. Invece in certi movimenti più radicali sembra quasi una guerra tra sessi". Saurino aggiunge, guardando alla dedica finale e all'oggi: "Confido nelle nuove generazioni. Le cose possono cambiare anche con un rave in piazza a Genova, mettendo insieme ventimila ragazzi - aggiunge riferendosi al maxi raduno techno di sabato scorso - dopo che sono stati demonizzati da questo governo". De Angelis rivendica anche "il lato ironico della serie, che fa bene". E sottolinea: "Il femminismo è una lotta di tutte e di tutti. È un movimento che evolve, oggi si parla di transfemminismo. È una lingua in evoluzione, portatrice di significati".

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