'Angelina', una madre bambina nel secondo romanzo di Ciriaco Offedu
Libro a due voci esce il 15 aprile per Bompiani
CIRIACO OFFEDDU, ANGELINA ( BOMPIANI, PP. 304, EURO 20.00). Dopo il fortunato esordio con 'Istella mea', che ha venduto 30 mila copie, Ciriaco Offedu torna in libreria con 'Angelina', la storia di una madre bambina, Assunta, abusata dal nonno paterno nella Sardegna del dopoguerra e di sua figlia data in adozione. In libreria il 15 aprile per Bompiani, il secondo romanzo di Offeddu, classe 1948, è doloroso e luminoso al tempo stesso.
"Questo libro prende spunto da una vicenda vera, dolorosa e insieme luminosa, è il racconto d'amore di una madre, Assunta, che a un certo punto della sua esistenza si accorge di avere bisogno dei suoi figli e di dover ritrovare il sentimento profondo della famiglia attraverso la ricerca della bambina avuta a undici anni, frutto di un orrido incesto, della quale conserva soltanto il ricordo di pochi istanti di pianto" dice Offeddu che è fondatore e direttore del Deledda Master in Creative Writing & Translation.
Assunta ha undici anni quando dà alla luce una figlia dalla quale viene subito separata. Da questo evento taciuto, rimosso, si dipanano due esistenze parallele: quella sua, di madre bambina, che mette le distanze dal passato, ma poi sceglie di tornare sull'isola e quella della figlia Angelina, cresciuta con un vuoto dentro di sé che invano cerca per tutta la vita di colmare. "È l'assenza di Angelina a muovere tutta la storia, e da qui discende la decisione di dare al romanzo il nome della figlia, non della madre" spiega l'autore. Anche in questa storia "il reale si intreccia con l'onirico: nella vita esistono incontri, presenze e coincidenze che non sempre sappiamo spiegare, ma che ci aiutano a comprendere noi stessi" sottolinea.
Angelina non è un libro di denuncia, ma il romanzo struggente e umanissimo di due donne che con pazienza attraversano il dolore e, consapevoli dell'impossibilità di un risarcimento e forse anche di una redenzione, trovano un senso più alto per le proprie vite.
"Dopo Istella mea, un libro profondamente legato alla mia terra, la Sardegna, e alle mie radici, ho sentito il bisogno di esplorare un'altra dimensione della memoria: quella che nasce dal trauma e dalla perdita. Nel libro prende voce anche Angelina. È la sua assenza a muovere tutta la storia, e da qui discende la decisione di dare al romanzo il nome della figlia, non della madre".
Due donne, due voci che s'interrogano, si sognano, si cercano, nel tentativo di ricostruire ciò che è stato negato e di dare forma a identità spezzate.
"Assunta e Angelina sono comunque le due facce di una stessa medaglia" racconta. "Scrivere questo libro è stato per me un modo per interrogarmi ancora una volta sulla memoria e sul destino: su ciò che ereditiamo dal passato e ciò che, nonostante tutto, possiamo ancora scegliere di diventare. E sul modo in cui gli esseri umani si cercano e si riconoscono, talvolta troppo tardi, attraverso il dolore" spiega Offedu che è laureato in ingegneria elettronica e prima di darsi alla scrittura è stato manager di multinazionali in Italia e all'estero. Come consulente strategico, advisor finanziario e imprenditore prosegue oggi la sua attività lavorativa con focalizzazione sull'Asia, affiancandole un intenso impegno culturale. Ha frequentato un master in scrittura creativa alla City University di Hong Kong e ha prodotto e diretto documentari distribuiti nel mondo.
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