Cirillo indaga psicologia e inganno sentimenti di Marivaux con Elena Sofia Ricci
ottima Araminte, protagonista di 'Le false confidenze' con Giacomo Vigentini
(di Paolo Petroni) Bellissimo, elegante spettacolo leggero e possente assieme questo 'Le false confidenze' di Marivaux, all'Argentina sino al 3 maggio, nella attenta traduzione e regia di Arturo Cirillo, così sempre in bilico tra geometria e fantasia, tra ieri e oggi, quindi senza tempo nella sua indagine psicologica sui sentimenti, non dimenticando il valore del denaro, rivelandosi erede dell'umanità di Moliere e precursore dei borghesi di Balzac.
Possente la scenografia di Dario Gessati, il grande arco con portale rotante dai sentori metallici ossidati che nel suo doppio girare su se stesso permette leggeri passaggi o solo affacci, lo spiare e origliare, entrate e uscite tra interni e esterni, tra un essere in scena e un dileguarsi nell'oscurità, tra verità e simulazioni in un uso sapiente di luci di Pasquale Mari fredde e calde, tra ombre e splendore.
Si svela così un Marivaux senza 'marivaudages', senza svenevolezze e ricami verbali e di recitazione, sostenuto anche dalla modernità della versione e i tagli incisivi e non eccessivi, che punta a evidenziare il carattere ben definito dei personaggi, il loro ruolo all'interno di un meccanismo che è una sorta di dimostrazione di un teorema, quello enunciato sin dall'inizio da Dubois, servitore della ricchissima vedova Araminte, su come riuscire a farla cadere tra le braccia del suo ex padrone decaduto Dorante di lei innamorato e fatto assumere come segretario personale, per piacere del tramare ma anche poi per godere anche lui dei benefici che questi ne avrebbe.
Ecco quindi i chiaroscuri tra il vero e il falso, ambiguità e fraintendimenti, arroganza e sincera delicatezza, tra ragione e sentimenti, se questi finiscono per avere sempre la meglio anche a dispetto di chi li prova, come accade a Araminte che pensa di essere superiore e invece cade nella trappola che lo stesso Dorante, dopo il loro essersi dichiarati l'amore reciproco, confessa ordita dalla furbizia di un servo, ottenendo in risposta, anche nell'ottica del proprio cedere, che gli innamorati per raggiungere il loro fine hanno tutte le giustificazioni.
Allora sì, danno ritmo e forza di trama l'illusorio innamoramento della cameriera Marton provocato dalle false confidenze dell'intendente Remy che vorrebbe convolasse a nozze con Dorante, di cui non conosce le vere mire, come il tramare della madre di Araminte che, figura legata a una visione passata, la vorrebbe sposa del conte Dorimont per entrare con lei nel mondo dell'aristocrazia, mentre la figlia si sente forte del suo essere ricca e borghese. La sostanza però della commedia e del sottile procedere di Marivaux è nella psicologia di ognuno, nella sottile attenzione allo svilupparsi dei sentimenti, mossi, suscitati dalle parole.
Son queste il tessuto anche teatrale di inganni e dissimulazioni, delle false confidenze, del gioco drammatico e della qualità e verità dei personaggi che arriva grazie all'evidente lavoro che Cirillo ha fatto sui ritmi e i movimenti, certo, ma anche con gli attori e l'interpretazione, da quella del suo Dubois, consapevole e complice, mai mellifluo motore dell'azione. Assieme a lui soprattutto la Araminte di Elena Sofia Ricci davvero assai brava nel dar vita a questa figura di donna sicura e assieme fragile, coi suoi soprassalti, continuo variare emotivo di toni, che affronta la madre e entra in ansia davanti al segretario apparentemente vittima delle cattiverie altrui, sempre mettendo in gioco la voce e il corpo, in particolare un espressivo, vivace ma misurato movimento delle mani. Accanto a lei il Dorante di Giacomo Vicentini, ingannatore sempre onesto, forte dei suoi sentimenti e del suo rivelarli tra dubbi e ansie e ancora, il conte. piantato nel suo ruolo, ma pronto a accettare la ritirata, di Giacinto Palmarini; la vivace e trepida cameriera Marton di Giulia Trippetta; l'arrogante e vivida madre di Orietta Notari; l'intendente troppo sicuro di sé e del suo ruolo di Rosario Giglio e il vivace , altero e insinuante servo di Francesco Petruzzelli, cui è fatta conservare l'agilità da saltimbanco e l'ironia dell'Arlecchino originale di Marivaux col suo roteare sulle mani a chiudere alcune scene di questo riuscito e applauditissimo spettacolo, prodotto dal Teatro di Roma, Teatro delle Marche e Stabile di Catania.
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