Altolà di Ue e Lettonia, 'Via Mosca dalla Biennale'
ANSA - Cultura

Altolà di Ue e Lettonia, 'Via Mosca dalla Biennale'

Martedì 21 aprile 2026
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L'Europa: "Intendiamo tagliare i fondi'. Mollicone: "Le sanzioni? Risponde la Fondazione"

Si allunga la lista dei "no" alla presenza della Russia alla Biennale Internazionale d'Arte di Venezia che naviga senza tregua in acque agitate. L'altolà questa volta viene dall'alto rappresentante Ue Kaja Kallas in Lussemburgo che considera "il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia moralmente sbagliato" e ribadisce che "l'Ue intende tagliare i suoi finanziamenti". "Mentre la Russia bombarda musei, distrugge chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina, non dovrebbe esserle permesso di esporre le proprie opere" afferma Kallas.
    Alzata di scudi anche dalla Lettonia che chiede ai ministri dell'Unione Europea di escludere Mosca dall'edizione 2026, perché si rischierebbe di "normalizzare" l'aggressione a Kiev.
    Riga richiama anche la necessità di un approccio Ue per limitare l'influenza del Cremlino negli eventi culturali.
    L'invito della Lettonia a riconsiderare la partecipazione russa ha inoltre "il sostegno di altri 20 Paesi e di Kiev". Una richiesta rigettata dal vicepremier Matteo Salvini, pronto invece a confermare la sua presenza all'inaugurazione, il 9 maggio. "Con tutto il rispetto per la Lettonia, conto di esserci all'inaugurazione della Biennale di Venezia, che ha 130 anni di
storia, è un ente autonomo, apprezzato nel mondo e conto che
nessuno a Bruxelles si permetta di minacciare" dice Salvini.
    Ma la questione si fa sempre più bollente e l'avvio della procedura per tagliare i fondi di 2 milioni di euro in tre anni, dal 2025 al 2028, all'istituto lagunare se non farà un passo indietro, pesa come un macigno. La Commissione europea con una lettera del 10 aprile dell'European Education and Culture Executive Agency-Eacea ha espresso l'intenzione di "sospendere o cancellare il finanziamento precedentemente accordato alla Biennale, precisando di far pervenire eventuali osservazioni in merito entro 30 giorni dal ricevimento della lettera". La Biennale non aggiunge nulla a quello che ha più volte ribadito, "di essere certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l'Eacea" e ha anche comunicato che "esprimerà nei tempi e nei termini le proprie ragioni". Termini che scadono a ridosso dell'inaugurazione.
    Sulla riapertura del padiglione russo ha espresso la sua contrarietà nei giorni scorsi anche la premier Giorgia Meloni.
    "Il governo non è d'accordo, ma la Biennale è una fondazione autonoma. Chiaramente questo non cambia la politica del governo perché la politica estera della nazione la fanno il governo, il Parlamento, il presidente della Repubblica e non le fondazioni autonome" ha spiegato la presidente del Consiglio. Anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha preso le distanze dal presidente della Fondazione della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco e avrebbe pensato anche agli ispettori.
    Si allinea ora il presidente della commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, esprimendo la sua "stima verso la governance della Biennale di Venezia. Ma saranno loro a prendersi la responsabilità delle eventuali sanzioni dell'Europa" ha detto Mollicone in un colloquio con La Stampa.
    "Mi allineo a quanto detto dal presidente Meloni e dal ministro Giuli - ha aggiunto -: governo e Parlamento non sono d'accordo, perché il padiglione russo è di proprietà del governo russo".
    Opposta la posizione del vicepremier Salvini che tuona: "Ma con i miliardi che diamo noi all'Unione Europea, se si ritirano i 2 milioni di euro fan proprio la figura degli spilorci. Ignoranti, aggiungerei". Il padiglione russo a Venezia è di proprietà della Federazione Russa quindi non c'entra niente né la Biennale né lo Stato italiano" afferma Salvini. 
   

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