'Lei ricalibra', con Aura Satz all'Auditorium il legame tra donne e musica elettronica
L'artista spagnolo-britannica si inserisce nel progetto One Space/One Sound
"Lei ricalibra rimanda a una modalità di ascolto curiosa, che si puo' leggere in chiave femminista, con l'obiettivo di mettere in luce il ruolo pionieristico delle donne nella sperimentazione musicale elettronica": così Aura Satz, artista spagnolo-britannica tra le voci più originali della scena contemporanea, spiega il titolo della mostra con cui arriva all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, 'Lei ricalibra / She recalibrates', la sua prima personale in Italia.
Tra video dedicati ad artiste e compositrici e un film del 2024 sulla percussionista contemporanea Evelyn Glennie il filo conduttore della mostra è nella serie di disegni 'She Recalibrates' (2018) in cui sono raffigurate le mani di figure fondamentali dell'elettronica come Pauline Oliveros, Delia Derbyshire e Wendy Carlos. I disegni racchiusi in cornici tonde che ricordano gli oblo' delle mani trasformano il gesto di muovere il dial, la manopola di controllo del suono, in un atto di affermazione ed empowerment femminista: è proprio attraverso le mani delle artiste che vengono creati nuovi paesaggi sonori e, insieme, nuovi modi di ascoltare.
"I disegni - spiega Satz, a Roma per l'inaugurazione della mostra curata da Anna Cestelli Guidi - sono su carta nera finissima e incorniciati con una lente speciale in modo che lo spettatore si debba muovere per cercare l' immagine e metterla a fuoco" coinvolgendo il corpo e non solo la vista. Tra i lavori video di Satz vi sono i ritratti personali e poetici di alcune pioniere della musica elettronica quale Daphne Oram (1925-2003) cofondatrice del Bbc Radiophonic Workshop, con la minuziosa ripresa da vicino delle componenti tecniche della "Oramics Machine" custodita presso lo Science Museum di Londra, o della compositrice americana Laurie Spiegel (Chicago, 1945), Little Doorways to Paths Not Yet Taken. Al centro della mostra c'è il film del 2024 The Listening Cobweb sulla percussionista contemporanea Evelyn Glennie (1965). Non udente dall'età di dodici anni, Glennie ha sviluppato una pratica d'ascolto corporea, capace di cogliere risonanze e relazioni sonore che sfuggono a un udito tradizionale, come una ragnatela che vibra al minimo tocco e quasi a trasformare il proprio corpo "in un grande orecchio" come spiega nel corso del film. Con esso Aura Satz dimostra che "ricalibrare" non riguarda solo strumenti e dispositivi, ma anche le modalità sensoriali con cui si entra in relazione con il suono.
La mostra, aperta a ingresso libero sino al 14 giugno, si inserisce nel progetto espositivo One Space/One Sound, attraverso cui la Fondazione Musica per Roma rinnova il proprio impegno nella promozione e nella diffusione della cultura contemporanea.Dedicata alle ricerche artistiche sul suono e alle sue molteplici declinazioni nello spazio, la rassegna pone al centro il dialogo tra arti visive, musica e sperimentazione, con una particolare attenzione allo sguardo femminile. Il lavoro di Aura Satz si inserisce a pieno titolo nel progetto, che negli anni ha visto succedersi gli interventi site-specific di artiste come Alessandra Giovannoni, Elisa Montessori, Donatella Spaziani e Paola Gandolfi.
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