Dagli Usa tornano 337 reperti trafugati, Giuli 'la cultura non si perde'
Tra le opere una testa di Alessandro Magno proveniente dal Foro romano
(di Laura Valentini) In tutto 337 oggetti, prevalentemente reperti archeologici di epoca romana come la testa di Alessandro Magno proveniente dalla Basilica Aemilia del Foro romano, ma anche bizantina e della Magna Grecia, opere d'arte e materiali d'archivio, in larga parte proveniente da scavi clandestini o sottratti a istituzioni: sono i beni culturali rimpatriati dagli Stati Uniti e presentati oggi presso la sede del reparto operativo dei Carabinieri per la tutela del Patrimonio Culturale, Caserma La Marmora, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman J. Fertitta. Il rimpatrio delle opere, che sono frutto di operazioni di recupero concluse tra lo scorso dicembre e aprile 2026, come sottolineato dal Comandante Carabinieri Tpc, generale Antonio Petti, è frutto di una strategia operativa corale senza la quale non si può combattere "un fenomeno globale e complesso" come quello del traffico internazionale di opere d'arte. Dei 337 beni rimpatriati, 221 sono rientrati grazie alla collaborazione con il Manhattan District Attorney's Office, mentre i restanti 116 sono stati recuperati il 10 aprile attraverso l'attività congiunta del Federal Bureau of Investigation, dell'Homeland Security Investigations, del District Attorney's Office e, in un caso, con il contributo della casa d'aste Christie's di New York.
"Ogni volta che mi trovo accanto carabinieri che si occupano del patrimonio culturale mi sento a casa", ha premesso Giuli nel suo intervento nel corso del quale ha espresso "un profondo e sincero ringraziamento alle autorità investigative degli Stati Uniti" e all'operato dei carabinieri per l'attività di contrasto al traffico dei ben culturali. "La cultura non si perde, non si dimentica, - ha osservato - ma si tutela, si recupera e, soprattutto, si restituisce alla collettività. Queste testimonianze preziose saranno ora oggetto di studio, tutela e valorizzazione affinché possano tornare ai luoghi di provenienza e alla fruizione pubblica". Nel sottolineare che la restituzione dei beni all'Italia "è frutto di un lavoro corale, che coinvolge istituzioni, forze dell'ordine, esperti di Italia e Stati Uniti" il ministro ha assicurato che si tratta di un impegno "che guarda al futuro: proteggere il nostro patrimonio significa difendere la memoria, rafforzare l'identità e trasmettere alle nuove generazioni il valore della cultura come bene pubblico universale". In quello che è il 25° anniversario della "stretta collaborazione tra le forze dell'ordine italiane e statunitensi, tra cui l'Arma dei Carabinieri, Homeland Security Investigations e il Federal Bureau of Investigation", l'ambasciatore Usa Fertitta ha spiegato che tale partnership "riflette l'impegno condiviso nella tutela del patrimonio culturale e nel contrasto al traffico illecito di reperti. Rappresenta un esempio concreto di ciò che possiamo realizzare insieme: preservare tesori di inestimabile valore, garantire il rispetto dello Stato di diritto e rafforzare i legami duraturi tra gli Stati Uniti e l'Italia per le generazioni future", ha detto.
Tra i reperti di maggiore rilievo, oltre alla testa in marmo di Alessandro Magno raffigurato come Helios (I secolo d.C.), figurano una scultura in bronzo trafugata a Ercolano e due sculture egizie in basalto. Il nucleo di opere restituito include inoltre una selezione di manufatti databili tra il V secolo a.C. e il III secolo d.C., tra cui sculture, bronzi, ceramiche e oggetti di oreficeria. Il gruppo recuperato con il Federal Bureau of Investigation comprende bronzi e terrecotte dall'Età del Ferro al periodo ellenistico, mentre tra i beni restituiti grazie all'assistenza dell'Homeland Security Investigations figurano un timone navale, un vaso canosino e un insieme di monete di epoca romana.
Tra i beni anche "la lettera del 1524 di Alfonso I d'Este a Ludovico Ariosto: un documento che tornerà finalmente nel suo contesto originario, presso l'Archivio di Stato di Massa, ricomponendo l'unità di un patrimonio e restituendo pieno significato alle fonti", sottolinea il direttore generale Archivi, Antonio Tarasco. "È anche grazie a queste operazioni - conclude - che gli Archivi rafforzano la loro funzione: custodire e trasmettere nel tempo testimonianze autentiche, fondamentali per comprendere fino in fondo la nostra storia e il nostro ordinamento istituzionale".
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