'Warhol un profeta americano', su Rai5 ritratto del massimo interprete della Pop Art
ANSA - Cultura

'Warhol un profeta americano', su Rai5 ritratto del massimo interprete della Pop Art

Giovedì 30 aprile 2026
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Per la serie 'Art Night' in prima visione il documentario di Tania Goldenberg

Capelli biondi, sguardo obliquo, gesto irriverente: c'è già tutto nel suo primo autoritratto giovanile. C'è già la maschera e la smorfia. C'è già Andy Warhol. In Art Night, in onda venerdì 1 maggio alle 23.30 in prima visione su Rai 5, Jacopo Veneziani introduce il documentario di Tania Goldenberg "Warhol un profeta americano", dedicato all'artista che ha trasformato oggetti, volti e miti della società dei consumi nelle icone del Novecento.
    Il film ne ripercorre il cammino umano e artistico attraverso le testimonianze di nipoti, amici, collaboratori e studiosi, dagli anni dell'infanzia in Pennsylvania fino all'approdo a New York, dove Warhol si afferma prima come illustratore pubblicitario e poi come protagonista della Pop Art. Emergono così i nodi centrali della sua vicenda personale e creativa: il rapporto con la madre, il culto dell'immagine, il bisogno di stare al centro e insieme ai margini del mondo. E soprattutto l'influenza della chiesa di Pittsburgh e delle sue icone bizantine, immagini sacre del cristianesimo orientale che raffigurano Cristo, la Madonna e i santi, i cui primi esemplari risalgono al VI secolo dopo Cristo.
    È anche da questa formazione visiva che Warhol si fa profeta del contemporaneo e fa delle zuppe Campbell, della Coca-Cola, di Elvis Presley e Marilyn Monroe le nuove icone di un Novecento votato al consumo e al culto dell'immagine.
    Poi c'è la Factory, il laboratorio artistico e umano dove Warhol mette a fuoco un metodo fondato su serialità e distacco.
    "Doveva mettersi fuori da sé, dalla propria sensibilità — spiega la filosofa Meriam Korichi —, diventare una macchina. È un obiettivo artistico".
    Ma dentro questa superficie entra presto anche la morte: la perdita del padre, quella della madre, gli incidenti, i "Disasters", la sedia elettrica, fino alla ferita del 1968, quando Valerie Solanas gli spara cambiandone per sempre il corpo e lo sguardo.
    Il suo lavoro si trasforma ancora e il film lo racconta: il confronto con la politica americana, il peso crescente della violenza pubblica, opere come "Skulls", "Shadows" e "L'Ultima Cena", in cui il sacro e la morte tornano in primo piano. La superficie, allora, non basta più. Warhol continua a mettersi in scena, ma lascia affiorare ciò che fino a quel momento aveva tenuto nascosto: sé stesso.
   

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