'Warhol un profeta americano', su Rai5 ritratto del massimo interprete della Pop Art
Per la serie 'Art Night' in prima visione il documentario di Tania Goldenberg
Capelli biondi, sguardo obliquo, gesto irriverente: c'è già tutto nel suo primo autoritratto giovanile. C'è già la maschera e la smorfia. C'è già Andy Warhol. In Art Night, in onda venerdì 1 maggio alle 23.30 in prima visione su Rai 5, Jacopo Veneziani introduce il documentario di Tania Goldenberg "Warhol un profeta americano", dedicato all'artista che ha trasformato oggetti, volti e miti della società dei consumi nelle icone del Novecento.
Il film ne ripercorre il cammino umano e artistico attraverso le testimonianze di nipoti, amici, collaboratori e studiosi, dagli anni dell'infanzia in Pennsylvania fino all'approdo a New York, dove Warhol si afferma prima come illustratore pubblicitario e poi come protagonista della Pop Art. Emergono così i nodi centrali della sua vicenda personale e creativa: il rapporto con la madre, il culto dell'immagine, il bisogno di stare al centro e insieme ai margini del mondo. E soprattutto l'influenza della chiesa di Pittsburgh e delle sue icone bizantine, immagini sacre del cristianesimo orientale che raffigurano Cristo, la Madonna e i santi, i cui primi esemplari risalgono al VI secolo dopo Cristo.
È anche da questa formazione visiva che Warhol si fa profeta del contemporaneo e fa delle zuppe Campbell, della Coca-Cola, di Elvis Presley e Marilyn Monroe le nuove icone di un Novecento votato al consumo e al culto dell'immagine.
Poi c'è la Factory, il laboratorio artistico e umano dove Warhol mette a fuoco un metodo fondato su serialità e distacco.
"Doveva mettersi fuori da sé, dalla propria sensibilità — spiega la filosofa Meriam Korichi —, diventare una macchina. È un obiettivo artistico".
Ma dentro questa superficie entra presto anche la morte: la perdita del padre, quella della madre, gli incidenti, i "Disasters", la sedia elettrica, fino alla ferita del 1968, quando Valerie Solanas gli spara cambiandone per sempre il corpo e lo sguardo.
Il suo lavoro si trasforma ancora e il film lo racconta: il confronto con la politica americana, il peso crescente della violenza pubblica, opere come "Skulls", "Shadows" e "L'Ultima Cena", in cui il sacro e la morte tornano in primo piano. La superficie, allora, non basta più. Warhol continua a mettersi in scena, ma lascia affiorare ciò che fino a quel momento aveva tenuto nascosto: sé stesso.
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