Il Musée d'Orsay di Parigi apre una sala dedicata alle opere razziate dai nazisti
Il Musée d'Orsay di Parigi, tra i musei più famosi e visitati al mondo, apre uno spazio espositivo dedicato alle opere ritrovate in Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale, di cui una parte sottratta dai nazisti. L'obiettivo è quello di trasmettere la memoria di quell'oscuro periodo della storia umana, mentre i testimoni diretti si fanno sempre più rari. Dipinti di Renoir, Degas e Boudin, ma anche pittori meno conosciuti, sono ormai esposti in una sala intitolata 'A qui appartiennent ces oeuvres?', ovvero, 'A chi appartengono queste opere?'. ''Dietro a questa domanda semplice, si pone un interrogativo spesso doloroso, tra memoria, inchiesta e speranza di giustizia'' ha spiegato la presidente del Musée d'Orsay, Annick Lemoine, presentando il nuovo spazio espositivo lungo le rive della Senna. L'ex stazione ferroviaria trasformata in museo dalla grande architetta milanese, Gae Aulenti, conserva ancora circa 225 delle 2.200 opere affidate ai musei francesi nell'ambito del programma MNR ("Musées Nationaux Récupération").
Ovvero quelle opere non ancora restituite ai loro legittimi proprietari tra i circa 100.000 beni culturali (dichiarati) spoliati agli ebrei o acquistati in Francia ai tempi dell'Occupazione nazista. Sessantamila opere vennero rivenute al termine della guerra e restituite mentre lo Stato ha venduto una parte rimanente all'inizio degli anni Cinquanta. ''Ad oltre 80 anni dalla fine della guerra trovare i proprietari è sempre più difficile'', spiega François Blanchetière, responsabile scultura del Musée d'Orsay. Il processo di tracciabilità delle opere continua, tuttavia, anche grazie all'uso di nuove tecnologie come internet e l'intelligenza artificiale. Una trentina di dossier sono attualmente in corso d'esame in Francia.
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