L'artista del Padiglione israeliano, chi voleva il boicottaggio ha perso
ANSA - Cultura

L'artista del Padiglione israeliano, chi voleva il boicottaggio ha perso

Martedì 5 maggio 2026
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Fainaru: "La Biennale è un luogo di pace, Venezia non è lo spazio dello scontro"

È "una vittoria della libertà di espressione", dice all'ANSA l'artista Belu-Simion Fainaru, scelto per rappresentare Israele, parlando della sua presenza alla Biennale d'Arte di Venezia dopo le proteste per la partecipazione di Tel Aviv e l'accusa di boicottaggio alla Giuria Internazionale - per aver escluso Russia e Israele dai premi - che alla fine si è dimessa.

"Credo che quelli che ritenevano che il boicottaggio e l'esclusione di artisti e persone a causa del loro passaporto o della loro nazionalità fosse la strada giusta abbiano perso, se vogliamo parlare di vittorie. E penso che noi, come società, abbiamo guadagnato. Non io personalmente, ma la nostra società", incalza Fainaru, vestito tutto di nero al Padiglione israeliano - nel giorno di pre apertura per i giornalisti e gli addetti ai lavori - alle Corderie della Biennale con l'opera 'Rose of Nothingness, un'installazione in cui l'acqua si trasforma in una riserva di memoria.

"Ogni artista o essere umano ha il diritto di esprimere liberamente le proprie convinzioni e di mostrare la propria arte. Se qualcuno crede che il boicottaggio o l'esclusione siano il modo in cui dovremmo vivere in questo mondo, forse ha ora la possibilità di capire che è una strada sbagliata e che quella giusta alla fine vincerà sempre", afferma l'artista, nato a Bucarest nel 1959 ed emigrato in Israele nel 1973, fondatore della Biennale del Mediterraneo di Haifa, che aveva protestato con una diffida formale per la sua esclusione alla partecipazione dei premi assegnati dalla Giuria Internazionale ed ora è rientrato, insieme alla Russia, in gara per il nuovo riconoscimento dei Leoni dei Visitatori.

"Le proteste non si fermano, adesso riguardano anche la mancanza di spazio ai dissidenti russi. L'Unione Europea continua a condannare. Penso che sia giusto protestare, ma non credo che una mostra d'arte, soprattutto internazionale, sia fatta per dare spazio alle proteste. Le contestazioni si fanno per strada. Le rivoluzioni avvengono sempre nelle strade, la Biennale invece è un luogo per l'umanità, forse il più antico nell'arte contemporanea, dove persone e artisti possono condividere il loro lavoro insieme. Anche provenendo da paesi che non si accettano tra loro, come Iran, Israele e altri. Dovrebbe essere un luogo in cui possiamo sentirci al sicuro nel mostrare la nostra arte", sostiene.

Fainaru è convinto anche che "chi vuole protestare non dovrebbe dare per scontato di poter usare l'arte, manipolarla, trasformare le mostre in arene politiche. Esistono le Nazioni Unite, ci sono gli uffici dell'Unione Europea a Bruxelles. Ci sono luoghi per esprimere proteste contro discriminazioni e violenze. Non voglio che si rovini l'arte internazionale, la Biennale di Venezia, ma quello che sta accadendo ora sta invece distruggendo questo luogo, che è uno spazio di pace e comprensione tra di noi, tra culture diverse. Qui possono stare insieme ebrei, musulmani, buddisti e chiunque altro. Dico 'basta'", afferma Fainaru in italiano.

Nella sua installazione l'acqua gocciola in una vasca rettangolare con ritmo costante che rievoca il respiro e la sospensione, radicandosi nel pensiero mistico ebraico della Cabala. Il titolo Rose of Nothingness, che propone anche una rosa nera in un congelatore, porta in una dimensione in cui passato, presente e futuro convergono.

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