'Zolfo', quando in miniera si scava alla ricerca della verità
ANSA - Cultura

'Zolfo', quando in miniera si scava alla ricerca della verità

Mercoledì 6 maggio 2026
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Bar di provincia e un caso che diventa ossessione nel noir d'esordio di Gabriella Bianchi

GABRIELLA BIANCHI 'ZOLFO' (BOOKABOOK, pp.240, euro 19,00) Novembre, 1980. Nel cuore oscuro di una miniera di zolfo, un giovane minatore viene ritrovato senza vita, sepolto da detriti e silenzio. Per il tenente Giordano Di Capua, al suo primo incarico in una remota provincia dell'entroterra campano, l'indagine sembra iniziare come un semplice incidente sul lavoro, ma tra indolenza, reticenze e sguardi che sfuggono, comprende presto che quel ragazzo è stato assassinato.
    Nell'intrico soffocante dei cunicoli, dove la luce non arriva mai, si celano verità che nessuno vuole riportare in superficie, e quando riaffioreranno, costringeranno Giordano ad affrontarle per scoprire chi è l'assassino. È la trama di "Zolfo", il noir d'esordio di Gabriella Bianchi, giornalista con trent'anni di esperienza tra tv, giornali, web e agenzia.
    Giordano De Capua non dovrebbe essere lì. Ufficiale d'accademia dalla carriera folgorante, è stato spedito per punizione in un piccolo centro dell'entroterra campano dopo un violento scontro con un superiore. Ad accoglierlo, un novembre di pioggia incessante e il cadavere di un sedicenne in fondo a una miniera. Quello che per tutti è un tragico incidente sul lavoro, per De Capua è l'inizio di un'ossessione.
    Identificandosi in quel ragazzo - un talento strappato agli studi per necessità, specchio deformato del suo stesso passato di orfano - il tenente inizia a scavare. Tra cunicoli di zolfo e bar di provincia, scoprirà che la distinzione tra vittime e carnefici è sottile come un filo di fumo.
    Giordano De Capua è un uomo di contrasti. Ombroso, maniacalmente elegante e cultore del buon cibo, porta il nome del filosofo Bruno e ne condivide lo spirito eretico. Non tollera il burocratese, detesta i luoghi comuni e possiede il dono di saper guardare oltre l'evidenza. In un mondo che vuole chiudere il caso in fretta, De Capua sceglie di essere l'ostacolo, usando un metodo investigativo fatto di intuizioni feroci e "forzature" necessarie.
    "Ho voluto raccontare una faccia diversa degli anni '80, che tutti ricordano con la nostalgia che si deve ad anni ruggenti e colorati" spiega l'autrice Gabriella Bianchi. "Io ricordo un paesaggio molto cupo, almeno nelle mie zone, che faticavano a riemergere dalle macerie del terremoto. Sono stati anni di grandi cambiamenti, non sempre felici. Nella storia ho voluto riannodare un po' questi temi".
   

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