Umberto Orsini a 92 anni racconta la sua vita in 'Prima del temporale'
Standing ovation per l'attore all'Argentina di Roma, dal 26 maggio al Carignano di Torino
(di Paolo Petroni) C'è una bella invenzione metaforica di senso in quell'inversione finale in cui al ''chi è di scena'' Umberto Orsini, con tutto la prestanza dei suoi 92 anni e una certa recitata insofferenza, in realtà esce di scena, dicendo che preferirebbe non farlo, mentre risuona il tuono dello scoppio di un 'temporale', che non è solo quello di Strindberg che si figura vada a recitare. Ed è anche la forza simbolica di questo finale del suo spettacolo 'Prima del temporale', che si replica all'Argentina tutto esaurito sino a domenica (e poi al Carignano di Torino dal 26 maggio), a far esplodere un applauso infinito, una standing ovation omaggio del pubblico e del mondo del teatro a questa figura carismatica, questo grande attore sempre col senso di sé, semmai con un sorriso più che una presunzione.
Il lavoro, scritto e messo in scena assieme a Massimo Popolizio, è un racconto che prende certo qualche vena malinconica, ma mai triste, e ripercorre vita e carriera di Orsini, prendendo a falsariga un romanzo che dice di aver molto amato da giovane, 'Dove corri Sammy' di Budd Schulberg, in cui il protagonista racconta in presa diretta la sua fuga dalla provincia, l'inseguire i suoi sogni, la sua ascesa nel mondo dei media da fattorino a produttore hollywoodiano. Si va da quando dice di essere stato iscritto all'esame dell'Accademia D'Amico dalla segretaria del notaio dove faceva pratica per come leggeva gli atti, all'arrivo a roma, gli inizi e poi i vari successi, gli amici, da Gianni Santuccio a Rossella Falk, la Compagnia dei Giovani, gli anni all'Eliseo, gli amori (dicevano che era 'il fidanzato delle Kessler', non di Ellen), passando con intelligenza e ironia dai classici teatrali antichi e moderni ai fotoromanzi di gran popolarità, dai 'Fratelli Karamzov' in tv a 'Emmanuelle 2' con la Kristel al cinema. E a questi si aggiungono il ricordo col dialetto della madre e quello col dolore dalla punta rabbiosa di quello del padre anaffettivo.
Con immutata chiarezza e un intimo vigore recita tutto con quella sua bella voce che conserva come un'eco di nebbia nordica, di brume della sua Novara che gli dà un fondo di verità, su cui basa un sottile lavoro di variazione di toni, di scelte di dizione, come quando sottolinea un senso quasi impuntandosi su delle T (o altre consonanti), dandogli forza e sentimento, calore o freddezza, tenerezza o irritazione.
Il lavoro è ambientato in un camerino senza uno specchio, perché Orsini qui si specchia in se stesso, l'uomo nell'attore e viceversa. E' in attesa di indossare gli abiti di scena in un continuo battibecco affettuoso con una giovane sarta costumista (interpretata con la giusta disinvoltura da Diamara Ferrero) e poi un pompiere di servizio (cui dà vita con misura comica Flavio Francucci), che vuole impedirgli di fumare e che avrà poi un ruolo inaspettato, perché Orsini anche qui è uno che non si arrende mai e poi c'è proprio una costruzione drammaturgica a sostenere il monologo, per creare chiusure ai vari periodi ricordati, per dare ritmo a tutto e fare spettacolo, evitando qualsiasi tono o intento celebrativo, ché siamo davanti a un grande professionista che ha avuto l'aiuto di Popolizio, oramai un pilastro della Compagnia Umberto Orsini, con le cui produzioni questo grande vecchio dà anche opportunità ai più giovani.
Sullo sfondo della sua esistenza e dell'affrontare il mestiere d'attore, dall'ossessione per la memoria ai timori sempre prima di entrare in scena, un paese che cambia da quando partì da Novara nel 1955 a oggi, raccontato attraverso le sue insofferenze per le città che cambiano, e diventano piene di jeanserie, i divieti vari a cominciare da quello del fumo, mentre lui ripropone brevi pezzi di alcune sue interpretazioni, da 'Copenhagen' di Fryan ai 'Karamazov' più un momento di poesia con 'La cavalla storna' di Pascoli e poi, a chiosare il finale, le ultime battute del 'Temporale': ''Stasera sento che tutto scivola via come una slitta in discesa e che ci stacchiamo dalla vita a poco a poco... ma come un vecchio dente che si stacca dalle gengive, senza dolore'', e prosegue, mentre esce dalla porta. ''È arrivato l'autunno! La nostra stagione, la stagione di noi vecchi! Il buio ci avvolge, però la ragione ci fa luce, colla sua lanterna cieca, e ci aiuta a non sbagliare strada''.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA