Loris De Filippi, 'su Gaza c'è una paralisi morale di chi ci rappresenta'
L'Health Specialist per l'Unicef ospite del Festival vicino/lontano a Udine
"Non c'è mai stata una situazione così forte negli ultimi anni da spremere la nostra empatia. Gaza ha scosso la voglia di partecipare. C'è stata una voglia sana di ribellione da parte delle persone, il problema è relativo a una paralisi morale profonda, soprattutto di chi ci rappresenta": si è aperto con queste parole di Loris De Filippi, Health Specialist per Unicef, il Festival vicino/lontano-Premio Terzani ieri sera a Udine.
Chiamato a raccontare la sua esperienza a Gaza, descritta nel libro-testimonianza E ancora chiediamo perdono, De Filippi ha fatto notare come "la situazione è difficilissima, in particolare quella igienico-sanitaria non è mai stata così grave. Una situazione che, come una garrota, si sta chiudendo e sta soffocando la popolazione".
Riflettendo su un possibile cessate il fuoco, De Filippi ha aggiunto: "Non sono preoccupato, tutte le esperienze di terra e di mare in supporto di Gaza sono l'esempio incontrovertibile di voler determinare un cambiamento e fermare il genocidio. Quello che dobbiamo fare è curare il tessuto cicatriziale delle autorità. Ma non generalizziamo, è un momento particolarmente fecondo per la mobilitazione sociale".
In collegamento video anche Pankaj Mishra, saggista e attivista indiano: "Un'atrocità senza precedenti che ci ha portato in una delle notti più buie delle nostre anime - il suo intervento - Le popolazioni protestano, soprattutto i giovani in Italia, ma elettoralmente non hanno alcun significato. Le persone che contano nelle elezioni non reagiscono". Da ultimo, una riflessione sul futuro di Gaza: "Quello che è accaduto è che il ricordo della Shoah è stato manipolato per difendere uno Stato fanatico nel Medio Oriente. Chiunque vincerà le elezioni in Israele continuerà la politica del criminale di guerra Nethanyau - ha concluso Mishra - Non è pensabile che cambino le cose e, in aggiunta, Israele si sta allargando in altri Paesi.
L'unica cosa che potrebbe fermarlo è il ritiro degli aiuti americani ed europei. Sarebbe la pressione dei suoi alleati più stretti".
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