Due storie lesbiche aprono il concorso del festival
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Due storie lesbiche aprono il concorso del festival

Mercoledì 13 maggio 2026
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Si tratta de 'La Vie d'une femme' e di 'Nagi Notes'

Non è certo un caso e i francesi in questo sono davvero bravi, ma l'apertura della 79/a edizione del Festival di Cannes è dedicata a due film al cui centro c'è l'amore lesbico, ovvero un'omosessualità scoperta tardi e anche inaspettata. Si tratta di due opere molto diverse anche culturalmente: il brillante e pieno di ritmo 'La Vie d'une femme' di Charline Bourgeois-Tacquet e il rigoroso e più festivaliero 'Nagi Notes' di Kōji Fukada.


    'La Vie d'une femme' mette in scena Gabrielle (Léa Drucker), un'adrenalinica chirurga cinquantenne a capo di un reparto ospedaliero. Una donna totalmente dedita al suo lavoro di manager e schiacciata dal peso delle responsabilità. Le rimane così davvero poco tempo per la sua vita privata non certo perfetta: ha sì un marito amorevole con due figli, non suoi, e poi una scatenata madre che dipende dalle sue cure da quando ha l'alzheimer.
    L'arrivo di una scrittrice, Frida (Mélanie Thierry), che frequenta il suo reparto per documentarsi per il suo prossimo romanzo, incrina molto lentamente e dopo molti rifiuti il suo equilibrio affettivo.
    Bourgeois-Tacquet al suo secondo lungometraggio sembra allontanarsi, ma non del tutto , dal suo esordio sentimentale, 'Les Amours d'Anaïs', creando sicuramente un ritratto femminile più maturo e sfaccettato. Molto belle e credibili le scene dell'ospedale pubblico dove Gabrielle lavora, compresa quella in cui deve dire a un uomo maturo che ha un brutto male e che deve per forza operarsi.
    Nel film anche un cameo dello scrittore napoletano Erri De Luca che interpreta un po' sé stesso in una casa-eremo tra le montagne dove viene intervistato dalla scrittrice Frida accompagnata da Gabrielle in una loro fuga d'amore.
    Un Erri De Luca molto filosofo quello che risponde alle domande e che giustifica il suo diritto alla solitudine, la sua visione della vita e il suo rapporto con l'età avanzata di cui dà una definizione perfetta: "Si è vecchi quando ti cominciano a chiedere: 'Ma tu fai ancora quella cosa…".
    Dall'ambiente squisitamente borghese di 'La Vie d'une femme' a quello più intellettuale e artistico di 'Nagi Diary', ispirato al dramma teatrale del 1994 'Tokyo Notes'.
    Qui è protagonista Yoriko, una scultrice che ama le donne e che vive e lavora sola nella città rurale di Nagi. Un giorno riceve la visita dell'ex-cognata Yūri, architetta di successo che si divide tra Tokyo e Taiwan, che diventa subito modella per una sua scultura in legno.
    Yoriko, rimasta orfana in giovane età, incontra a Nagi l'amico d'infanzia Yoshihiro e suo figlio Haruki. Sarà quest'ultimo a confessare alla scultrice il fatto che è legato al coetaneo Keita e che sono ormai pronti a scappare da quella intollerante provincia giapponese per vivere liberamente il loro amore.
    Nel frattempo Yoriko continua a scolpire il busto di Yūri e a lavorare involontariamente anche sulla sua anima e scopre per la prima volta che c'è davvero una causa per la sua solitudine e tristezza.
    Va detto che Fukada aveva debuttato a Cannes nel 2016 con 'Harmonium', thriller psicologico che aveva ottenuto le Prix du Jury a Un Certain Regard e poi solo l'anno scorso a Cannes Premiere aveva portato 'Love on trial'.

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