Damasco', la geopolitica raccontata dalle voci della città
La città crocevia millenario nello spazio euro-asiatico
LORENZO TROMBETTA, 'DAMASCO. CROCEVIA MILLENARIO NELLO SPAZIO EURO-ASIATICO' (PAESI EDIZIONI, PP. 224, EURO 17) Damasco è una città che si attraversa come un racconto: nei vicoli, nelle piazze, nelle case abitate e abbandonate, la Grande storia diventa vita quotidiana, memoria, paura, appartenenza. Capitale della Siria da sempre al centro degli interessi regionali e globali, non è un mosaico immobile di comunità chiuse, ma una città viva, storica e politica, attraversata da appartenenze mobili, memorie contese e rapporti di potere. È questa Damasco il cuore del nuovo libro di Lorenzo Trombetta, "Damasco. Crocevia millenario nello spazio euro-asiatico", pubblicato da Paesi edizioni nel 2026.
Il volume di Trombetta, da vent'anni specializzato sul Medio Oriente, nasce da un lungo rapporto personale e professionale con la capitale siriana, cominciato nell'estate del 1998, quando l'autore arrivò a Damasco per studiare l'arabo e vide incrinarsi subito l'immagine esotica di un Oriente lontano.
Da quell'incontro, più umano che geografico, Trombetta costruisce un racconto in cui la geopolitica si legge attraverso l'avventura umana: nelle voci di chi abita la città, nei ricordi di chi l'ha lasciata, nei ritorni di chi cerca case, sinagoghe, quartieri e tracce familiari. La Siria contemporanea emerge così dai gesti quotidiani, dai negoziati silenziosi, dagli slogan e dai non-detti.
Il bersaglio principale è l'idea della Siria come "mosaico", formula apparentemente innocua ma carica di storia coloniale.
Nata nell'Ottocento e trasformata dai francesi in dottrina di governo dopo il 1920, questa visione riduce la società a somma di comunità separate, bisognose di un arbitro esterno e di un cliente locale. È una grammatica del potere che, secondo l'autore, non è scomparsa con la dissoluzione del regime degli Assad, a dicembre del 2024. Riappare oggi nelle nuove forme di gestione della Siria nei rapporti tra Damasco, Stati Uniti, Turchia, Russia e Israele, e nella distribuzione selettiva di diritti a gruppi specifici.
Il caso dei curdi, degli alawiti, dei drusi, così come quello degli ebrei damasceni e aleppini, che ora tornano a visitare sinagoghe e proprietà lasciate negli anni Novanta, mostra la stessa logica: non cittadini uguali, ma dossier separati, concessioni revocabili, negoziati bilaterali. Da qui la critica al linguaggio delle "minoranze" e della "protezione", così attuale alla luce delle mire espansionistiche israeliane a sud di Damasco, che promettono "sicurezza" ma spesso producono subordinazione e vulnerabilità. Il libro è insieme reportage, memoria collettiva e saggio storico-politico: un viaggio coinvolgente dentro Damasco, dove l'avventura umana diventa chiave per capire la Siria e le sue fratture.
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