Non solo patria di cucina e moda, l'appello di Isgrò per l'arte contemporanea
"Non si vive di commemorazioni, la cultura vince anche le guerre"
(di Agnese Ferrara) "Come ha potuto l'Italia affidare la propria immagine internazionale alla sartorie, con tutto il rispetto per i grandi stilisti, e alla buona tavola, con tutto il rispetto per i nostri chef. Noi italiani non possiamo contentarci di andare per il mondo solo con la buona cucina e con la moda. E' stata a mio avviso una arrendevolezza eccessiva.
Abbiamo degli artisti contemporanei tra i migliori al mondo, inclusi moltissimi giovani. Non c'è bisogno di citare quali siano perché in realtà lo sono tutti. Perfino la nostra arte povera, seppure sia stata un movimento importante, non ha avuto lo spazio che meritava a livello internazionale. Se ci presentiamo solo come cuochi e sarti, che sono rispettabilissimi mestieri, non andiamo lontano". Emilio Isgrò, artista, scrittore, poeta rinomato nel mondo e padre del linguaggio della 'cancellatura' lo dice all'ANSA in occasione della presentazione del progetto editoriale ARTnews Italia (a cura di Treccani e Urban Vision Group) che potrà, anche questo, potrà esaltare il lavoro dei giovani artisti italiani: "Il recente rilancio dell'arte contemporanea, ad esempio in una regione come la Sicilia - dove Gibellina è stata nominata Capitale italiana dell'Arte Contemporanea per il 2026 - dà nuova speranza ma non basta. Le guerre le fanno in casa nostra con il Mediterraneo pieno di armi ma l'Italia può contendere il posto delle armi con quello delle arti perché non è vero che l'arte è tanto importante quanto più diffusa, come dicono, è invece vero che più l'arte ha spessore storico tanto può reggere anche l'urto della geografia e degli intenti espansionistici nel mondo. A meno che non vogliamo passare per un popolo di cuochi e sarti, come nell'800 passavamo per un popolo di camerieri".
"Spero che il governo, e mi riferisco a qualunque colore politico, capisca anche che le commemorazioni vanno bene ma vivere sul passato è suicida in questo momento e anche che il mondo non si cambia solo con le tecnocrazie e le tecnologie alla Elon Musk ma si cambia, perfino a più buon mercato, con l'arte, - ha concluso Isgrò. - Abbiamo moltissimi artisti tra i migliori al mondo che però sono stati ricacciati nell'ombra ingiustamente. Il nostro è uno dei paesi culturalmente più attrezzati e pronto a sostenere un confronto non velleitario con altre parti del mondo. Deve risorgere una visione dell'arte che trascini visioni diverse. L'arte è intelligenza libera e senza alcun colore politico perché è sempre essa stessa rivoluzionaria".
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