Claudio Cerasa propone il suo 'antidoto' al pessimismo di oggi
ANSA - Cultura

Claudio Cerasa propone il suo 'antidoto' al pessimismo di oggi

Lunedì 26 gennaio 2026
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In un 'manifesto ottimista' pubblicato da Silvio Berlusconi Editore

(di Chiara Venuto) CLAUDIO CERASA, 'L'ANTIDOTO' (Silvio Berlusconi Editore, pp. 224, euro 19).
    "Ma davvero è tutto così come ci dicono, ma davvero il mondo è un disastro come ci raccontano", insomma, non c'è un'alternativa al pessimismo? A chiederselo è Claudio Cerasa, direttore del Foglio, ne 'L'antidoto - Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo', in uscita domani per Silvio Berlusconi Editore (pp. 224, euro 19).
    Il suo è un volume che, fin dalle prime pagine, dice di "non essere un libro" ma un "tentativo di cambiare le vostre giornate" e "il vostro sguardo" e "di combattere una falsa verità che avvolge con cupezza la nostra esistenza" e "di offrirvi una via di fuga tutte le volte che vi capiterà di sentire discorsi come questi". L'obiettivo è dunque quello di creare una sorta di strumento di reazione culturale.
    'Ma come intende cambiare tutto ciò?', uno si chiederà.
    Risposta: con l'ottimismo ragionato. Quello stesso modo di essere che, sostiene Cerasa, oggi "viene considerato non solo uno scandalo, ma un'eresia, una negazione irresponsabile del nuovo dogma dominante: la cultura dello sfascio". Perché anche se "tutto sembra andare male", per l'autore "non vi è stato un momento migliore di questo per essere ottimisti sul futuro".
    Cerasa, dunque, in nove capitoli smonta quelli che ritiene siano i dogmi del pessimismo di oggi. Partendo dal circo mediatico creato dal giornalismo attorno alle cattive notizie - perché più capaci di attirare attenzione - e finendo con l'intelligenza artificiale, che per lui è da affrontare con "ottimismo naturale". Senza escludere questioni come il senso di colpa dell'Occidente, ovvero la tendenza ad attribuirsi la responsabilità di qualsiasi conflitto o crisi globale.
    Un'autocritica che ritiene abbia creato un "paradosso", dato che se "un tempo era forza rigenerante, si è trasformata in cortocircuito patologico" in quanto "delegittima le istituzioni che permettono proprio l'esercizio della critica (Stato di diritto, libertà di parola, mercato aperto) e dona agli avversari autoritari un formidabile capitale di propaganda".
    E, ancora, il giornalista invita a "smascherare l'agenda della fuffa" con i numeri, a "difendere la globalizzazione", a non farsi trascinare dall'"ecoansia" che, afferma, sarebbe in parte "fabbricata artificialmente" e "alimentata da una precisa e chirurgica narrazione, da una parte del giornalismo e da una fetta di ambientalismo ideologico che ha deciso di puntare tutto sulla paura". Tra gli argomenti trattati, pure i risultati di un'Europa spesso raccontata attraverso le sue crisi, la sfiducia prodotta dalla gogna mediatica e giudiziaria e il pessimismo come "status symbol" delle élite occidentali.
   

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