Claudio Cerasa propone il suo 'antidoto' al pessimismo di oggi
In un 'manifesto ottimista' pubblicato da Silvio Berlusconi Editore
(di Chiara Venuto) CLAUDIO CERASA, 'L'ANTIDOTO' (Silvio Berlusconi Editore, pp. 224, euro 19).
"Ma davvero è tutto così come ci dicono, ma davvero il mondo è un disastro come ci raccontano", insomma, non c'è un'alternativa al pessimismo? A chiederselo è Claudio Cerasa, direttore del Foglio, ne 'L'antidoto - Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo', in uscita domani per Silvio Berlusconi Editore (pp. 224, euro 19).
Il suo è un volume che, fin dalle prime pagine, dice di "non essere un libro" ma un "tentativo di cambiare le vostre giornate" e "il vostro sguardo" e "di combattere una falsa verità che avvolge con cupezza la nostra esistenza" e "di offrirvi una via di fuga tutte le volte che vi capiterà di sentire discorsi come questi". L'obiettivo è dunque quello di creare una sorta di strumento di reazione culturale.
'Ma come intende cambiare tutto ciò?', uno si chiederà.
Risposta: con l'ottimismo ragionato. Quello stesso modo di essere che, sostiene Cerasa, oggi "viene considerato non solo uno scandalo, ma un'eresia, una negazione irresponsabile del nuovo dogma dominante: la cultura dello sfascio". Perché anche se "tutto sembra andare male", per l'autore "non vi è stato un momento migliore di questo per essere ottimisti sul futuro".
Cerasa, dunque, in nove capitoli smonta quelli che ritiene siano i dogmi del pessimismo di oggi. Partendo dal circo mediatico creato dal giornalismo attorno alle cattive notizie - perché più capaci di attirare attenzione - e finendo con l'intelligenza artificiale, che per lui è da affrontare con "ottimismo naturale". Senza escludere questioni come il senso di colpa dell'Occidente, ovvero la tendenza ad attribuirsi la responsabilità di qualsiasi conflitto o crisi globale.
Un'autocritica che ritiene abbia creato un "paradosso", dato che se "un tempo era forza rigenerante, si è trasformata in cortocircuito patologico" in quanto "delegittima le istituzioni che permettono proprio l'esercizio della critica (Stato di diritto, libertà di parola, mercato aperto) e dona agli avversari autoritari un formidabile capitale di propaganda".
E, ancora, il giornalista invita a "smascherare l'agenda della fuffa" con i numeri, a "difendere la globalizzazione", a non farsi trascinare dall'"ecoansia" che, afferma, sarebbe in parte "fabbricata artificialmente" e "alimentata da una precisa e chirurgica narrazione, da una parte del giornalismo e da una fetta di ambientalismo ideologico che ha deciso di puntare tutto sulla paura". Tra gli argomenti trattati, pure i risultati di un'Europa spesso raccontata attraverso le sue crisi, la sfiducia prodotta dalla gogna mediatica e giudiziaria e il pessimismo come "status symbol" delle élite occidentali.
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