'Dissotterrare l'amore' la Germania e il popolo di 'per lo più buoni'
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'Dissotterrare l'amore' la Germania e il popolo di 'per lo più buoni'

Lunedì 26 gennaio 2026
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dall'editore Bompiani un estratto del libro di Ernst Wiechert il 3 febbraio in libreria

Pochi mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l'11 novembre 1945, in un teatro di Monaco di Baviera fu pronunciato uno dei primi discorsi pubblici in cui uno scrittore tedesco faceva apertamente i conti con i precedenti dodici anni di nazismo: il relatore si chiamava Ernst Wiechert. Il suo Discorso alla gioventù tedesca, composto tra maggio e giugno e tenuto al Kammerspiel della città, davanti a un pubblico disfatto e smarrito, arriva il 3 febbraio in libreria edito da Bompiani con il titolo 'Dissotterrare l'amore' e il sottotitolo Discorso alla gioventù tedesca 1945. Di seguito pubblichiamo un estratto del libro gentilmente concesso dall'editore.
    "Avevamo una patria che si chiamava Germania. Era un paese come tanti. Un paese in cui si lavorava, si rideva, si amava e si soffriva, come in molti altri. Dalle sue cattedrali risuonava il richiamo delle campane, nei suoi campi sibilavano le falci, nelle sue miniere rimbombava la speranza. Era un luogo di fatiche e contrasti, malanimo e odio, ma a sera una voce di giovane donna si levava qui e là e intonava il canto della luna, al cui chiarore rossastro dalle corde di un violino fluivano note di festa.
    Molti pensavano che fosse un paese migliore di altri, e qualcuno che fosse peggiore. Ma il suo era un popolo di uomini per lo più buoni, che quando facevano ritorno da terre straniere sembravano aver dimenticato i suoi divieti, ma poi riprendevano subito la vita di prima, come meglio potevano; mettevano i fiori alle finestre, discutevano su Dio e il mondo, e andavano avanti da fedeli servitori della vigna del Signore. E quando scoppiò la Prima grande guerra si arruolarono obbedienti, giovani e vecchi, con il cuore puro e le mani aperte, perché credevano che quella a cui erano stati chiamati fosse una cosa giusta, come dicevano tutti i pastori dai loro pulpiti, urlavano tutti i campanili e scrivevano tutti i giornali".
   

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