Binasco, nella scuola di teatro della Baker alla ricerca di se stessi
Spettacolo tenero e allusivo con Pamela Villoresi e un gruppo di ottimi attori
(di Paolo Petroni) Un testo delicato, concreto e inafferrabile questo 'Circle mirror transformation' di Annie Baker ed è su questo che ha lavorato la regia di Valerio Binasco nel suo inevitabile realismo da cui cercar di far intuire il senso esistenziale, esemplare dello spettacolo, che si replica all'Argentina sino al 14 giugno, prodotto dal Teatro di Roma e dallo Stabile di Torino.
Si racconta di sei settimane di un particolare corso di teatro amatoriale in un locale spoglio, con solo alcune sedie e non a caso degli specchi, che appare più un percorso terapeutico che una via verso un palcoscenico per quattro persone ma direi anche per l'insegnante, due donne e due uomini, tra i quali suo marito. Un percorso, un viaggio come lo definisce Binasco, tra gente che si conosce vivendo in una piccola cittadina del nord degli Stati Uniti, che si gioca tutto sull'intercambiabilità tra vita e recitazione e su quale sia il momento in cui esce davvero qualcosa di se stessi. ''Trovatevi'' è l'invito della maestra con una serie di curiosi esercizi per creare sintonia, empatia, alla fine dei quali ognuno recita interpretando uno degli altri, di cui conosce evidentemente la biografia essenziale, cercando di mettere poi in luce il problema che secondo lui vi si nasconde e lo ha spinto a iscriversi al corso, dalla paura del padre a desideri repressi o odio per se stessi.
Sono persone comuni e, negli intervalli, hanno debolezze sentimentali e problemi familiari normali. Tutto mostrato più che raccontato per scene brevi, quasi flash, momenti delle lezioni senza un vero sviluppo, se non per particolari minimi.
Nasce un'attesa per una qualche conclusione, per un venire a galla alla fine di realtà personali e contrasti. Ma il senso è proprio in questo non accadere nulla e nel cercare allora di cogliere nei particolari il non detto, dietro la recita la verità, nella verità la recita, e in tutto un bisogno, una necessità che li spinge a essere lì e nelle cui incertezze, insicurezze ci si può magari riconoscere.
Non a caso la chiusura, la fine è affidata a note e parole di ''Stand by me'', stammi vicino mentre scende la notte e tutto il mondo è buio, a sottolineare una tenerezza al fondo della forza emotiva e la profondità sentimentale con cui ci fanno arrivare quelle persone un gruppo di attori tutti davvero molto bravi e che paiono mettervi del loro, un minimo di improvvisazione in un lavoro tanto sperimentale. L'energia e l'apparente vitalità dell'insegnate Marty di Pamela Villoresi il cui passato è pure nel suo accento tedesco, tocco ironico che segna un po' anche il suo lavoro, tra rigidità e partecipazione; James, suo marito, dello stesso Binasco, che vive con disagio il trovarsi lì con i problemi con lei e con la figlia lontana; Lauren la più giovane con l'inquietudine e gli impacci che le dà Maria Trenta, mentre appare o si mostra più spigliata, sexy la Theresa di Alessia Giuliani, che viene da New York dove faceva l'attrice e aveva una relazione tossica, da cui è sedotto il falegname in crisi con velleità artistiche Schultz di Andrea Di Casa.
Annie Baker, 45enne drammaturga americana vincitrice di un Pulitzer con 'The Flick' nel 2014, è nota per la sua scrittura minimalista concreta e allusiva, segnata da silenzi in cui si evidenzia l'esemplare solitudine di ognuno e qui cerca di far emergere come sia la famiglia il luogo in cui si creano i problemi e il bisogno di prenderne coscienza, con un testo particolare, per certi versi di poche parole, lento (nonostante la fisicità che gli imprime Binasco), forse un po' lungo e ripetitivo in alcuni momenti, ma che comunque il pubblico direi che applaude con vero calore.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA