Macbeth di Verdi inaugura la stagione d'opera dell'Alighieri di Ravenna
ANSA - Cultura

Macbeth di Verdi inaugura la stagione d'opera dell'Alighieri di Ravenna

Giovedì 29 gennaio 2026
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Il 30 gennaio e l'1 febbraio con la direzione di Finzi e la regia di Ceresa

Dopo il grande successo ottenuto col balletto Lo schiaccianoci a dicembre e dopo l'annuncio della nuova direzione artistica affidata a Emanuele Masi, il Teatro Alighieri di Ravenna inaugura l'altra sezione del cartellone, quella dedicata alla lirica, con l'opera di Giuseppe Verdi, Macbeth.
    "Come l'Edipo del mito greco, che tenta invano di sfuggire al proprio destino finendo per compierlo, anche Macbeth e Lady Macbeth cercano di affrettare o modificare un fato immutabile già predisposto per loro": con queste parole il regista dello spettacolo Fabio Ceresa descrive la tensione fra ordine dell'universo e volontà umana che domina la sua visione del Macbeth, primo incontro tra Verdi e l'amatissimo Shakespeare, che sfocerà successivamente in quei due capolavori delle maturità che sono Otello e Falstaff.
    Frutto di una coproduzione assieme ai teatri di Pisa, Rimini, Genova, Modena, Livorno, Reggio Emilia e Ferrara, Macbeth sarà in scena all'Alighieri venerdì 30 gennaio alle 20 e domenica 1 febbraio alle 15.30 con la direzione musicale di Giuseppe Finzi sul podio dell'Orchestra Cherubini e del Coro Lirico di Modena (preparato da Giovanni Farina). Protagonisti il baritono Franco Vassallo (Macbeth) e il soprano Marily Santoro (Lady Macbeth) con Roberto Scandiuzzi (Banco), Erica Cortese (dama della Lady), Matteo Falcier (Macduff) e Francesco Pittari (Malcolm). "Verso di noi il proscenio, la realtà materiale dove si muovono personaggi. In fondo alla scena, la dimensione sottile dove esistono le cose che non sono ancora e quelle che non sono più - racconta Fabio Ceresa -. A collegare questi due piani, un percorso astratto composto da cornici concentriche: il varco tra i due universi che percorriamo alla nascita ed alla morte. Lungi dall'essere due mondi distinti, questi due spazi si compenetrano costantemente, perché quello che accade al di qua non è che un riflesso di ciò che si decide al di là".
   

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