Fortuny e il delphos neI 'Labirinto di seta' di Anna Samueli
Tra mondi reali e inventati nella Venezia di inizio Novecento
(di Mauretta Capuano) ANNA SAMUELI, IL LABIRINTO DI SETA (SONZOGNO, PP 458, EURO 19.00). Una piega che apre a mondi reali e inventati, che è un invito a compiere un viaggio nella creatività e nella bellezza, alla ricerca della propria identità. È partita dal delphos, l'iconica tunica di seta creata nel 1909 da Mariano Fortuny, la cui lavorazione della plissettatura verticale è rimasta un segreto, la scrittrice e sceneggiatrice Anna Samueli nel romanzo 'Il Labirinto di seta'.
Pubblicato da Sonzogno nel cinquantesimo anniversario dell'apertura al pubblico del Museo Fortuny a Venezia, non è la storia di questo abito senza tempo, ispirato ai miti greci, di cui rimangono pochi esemplari - uno, verde, è esposto alla mostra 'Cartier e il mito' ai Musei Capitolini a Roma fino al 15 marzo e appartiene alla stessa autrice - e neppure la biografia di un alchimista delle stoffe, inventore instancabile e artista poliedrico come Fortuny, ma tutte queste cose insieme. Oltre al ritratto di una città, Venezia, in fermento all'inizio del Novecento, vivace luogo d'ispirazione artistica in un'epoca in cui troviamo Gabriele D'Annunzio, Marcel Proust -che l'autrice del libro immagina incontri Mariano Fortuny - Giovanni Stucky, Luisa Casati, Isadora Duncan accanto alle 'impiraresse' (le infilatrici veneziane di perline di vetro su lunghi aghi) e alle operaie che lavorano nel Palazzo dei Fortuny in campo San Beneto, custodendo fino alla fine i segreti del delphos.
A conquistare è il riuscitissimo personaggio d'invenzione Luz, una ragazza muta per scelta, sopravvissuta a una aggressione violenta a Granada, che a sedici anni arriva a Venezia, nella dimora atelier di Mariano Fortuny con una lettera di presentazione fasulla che le ha lasciato in eredità la madre Ester, insieme ad una scatola bianca con un logo a forma di labirinto. Il linguaggio di Luz passa attraverso i tessuti e i colori che sono a loro volta grandi protagonisti del libro.
"Guardare la Duncan muoversi dimostrò a Luz che anche una donna poteva inventare se stessa, e la spinse a chiedersi chi avrebbe voluto essere Ester. O cosa lei stessa fosse destinata a diventare" racconta.
La storia si apre con Luz in fuga verso la città lagunare. Come lei, pur nella diversità, anche Mariano Fortuny si confronta con le ombre e i fantasmi del passato, con il padre, il pittore Marià Fortuny y Marsal morto di malaria ma, si scoprirà, con le gengive blu, sintomo di un avvelenamento da piombo. Complicato il rapporto di Mariano con la sorella Maria Luisa che teneva rinchiusi gatti, topi e piccioni nei magazzini di Palazzo Martinengo e con la madre Cecilia de Madrazo, sua protettrice, che non sopporta la francese Henriette Negrin Fortuny, compagna, moglie e musa, grande amore di Mariano, che con le sue intuizioni sarà determinante per la nascita del delphos.
A lei, arrivata Venezia il giorno in cui crolla il Campanile di San Marco, che vivrà tutta la vita con Fortuny nel palazzo veneziano in Campo San Beneto, Samueli "ha attribuito i traumi, il genio e l'umanità" che le "sono stati suggeriti dalle foto scattate da Mariano" come spiega la stessa autrice.
Nata a pochi passi da Palazzo Fortuny, Anna Samueli, che vive a Roma, laureata a Ca' Foscari in Storia e critica del Cinema, sceneggiatrice di film, serie e tv movie tra cui Don Matteo, La Squadra, Soraya e tra l'altro autrice con Alessandro Bencivenni di 'Peter Greenaway. Il cinema delle idee', nelle oltre 400 pagine de 'Il labirinto di seta' unisce alla precisione dei dettagli e dei dati storici, frutto di approfondite ricerche e incontri, una grande capacità inventiva. Costruisce una storia, che ha anche elementi del giallo, e che apre a mondi da scoprire o da cui lasciarsi trasportare come le pieghe di seta del delphos.
"Ho sentito il bisogno di inventarmi una costellazione di personaggi fittizzi, che affiancassero quelli ispirati a persone autentiche e fossero loro speculari, integrando i fatti noti senza tradirli. Prima fra tutti la ragazza muta-animula candida di Fortuny- fino al suo stesso palazzo" spiega l'autrice nella nota finale al libro. "I personaggi inesistenti - che mi auguro meritino comunque di esistere - hanno interagito con gli altri fino a rendere inestricabile il loro legame. Così come è ormai indistinguibile il confine tra veridicità e finzione" aggiunge Samueli.
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