Tre generazioni di scultori in mostra a Bologna per Art City
ANSA - Cultura

Tre generazioni di scultori in mostra a Bologna per Art City

Giovedì 29 gennaio 2026
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Dal 30 gennaio, le opere di Quinto Ghermandi, Marco Di Giovanni, Giulia Poppi

In occasione di ArtCity 2026, a Bologna dal 5 all'8 febbraio, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna partecipa alla manifestazione con la mostra "3 x la scultura. Quinto Ghermandi, Marco Di Giovanni, Giulia Poppi", a cura di Maura Pozzati e Maria Katia Tufano, visitabile dal 30 gennaio al 13 marzo nella sede di Palazzo Paltroni. "Il progetto riunisce tre scultori di generazioni diverse - ha spiegato Cristina Francucci, consigliera per le attività culturali della Fondazione - accomunati dalla stessa formazione all'Accademia di Belle Arti di Bologna, della quale Ghermandi fu anche direttore".
    L'esposizione si apre con un'installazione site-specific del cinquantenne teramano Marco Di Giovanni, 'Fondamenta della Fondazione': una struttura monumentale in polistirene, simile a un tronco di piramide antracite, che dialoga con l'architettura dello spazio. I massi, apparentemente granitici, evocano mura ciclopiche e ospitano simboli ancestrali e contemporanei (dalle "borsette" sumeriche alle icone digitali di Facebook e ChatGpt) in un cortocircuito tra archeologia e presente "che rimanda alla storia dell'umanita", secondo Maura Pozzati. Di Giovanni è presente anche nella seconda sala con la scultura 'Colonna' in confronto con due opere in bronzo degli anni Sessanta di Quinto Ghermandi (artista bolognese scomparso nel 1994), testimonianza intensa della tradizione plastica del Novecento italiano.
    L'ultima sezione è dedicata alla trentaquattrenne scultrice modenese Giulia Poppi che propone un lavoro ampliato per l'occasione: un'installazione modulare in Petg (materiale solitamente usato per le stampanti 3D) che, concepita come un organismo in trasformazione sospeso tra leggerezza visiva e presenza fisica, esplora la permeabilità tra artificiale e organico.
    "Il filo conduttore della mostra - hanno sottolineato le due curatrici - è l'idea di scultura come pratica capace di riconfigurare materia e spazio. Se le opere di Ghermandi mantengono il piedistallo, Di Giovanni e Poppi lo superano, dando vita a vere opere-ambiente che 'scolpiscono' lo spazio e interrogano le tensioni tra visibile e invisibile, gesto e diagramma, materia e metamorfosi".
   

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