Carrozzeria Orfeo, divertente e paradossale in 'Misurare salto delle rane'
ANSA - Cultura

Carrozzeria Orfeo, divertente e paradossale in 'Misurare salto delle rane'

Giovedì 29 gennaio 2026
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vincitore Premio della Critica 2025 ora a Roma, poi conclude a Aprile tournée a Milano

(di Paolo Petroni) A far saltare tutto e sconvolgere la vita di tre donne è un messaggio in una bottiglia rinvenuta nelle acque di un lago su un altipiano davanti al quale si volge la vicenda di questa ultima creazione di Carrozzeria Orfeo, ''Misurare il salto delle rane'' con drammaturgia e, assieme a Massimiliano Setti, regia di Gabriele Di Luca, divertente, paradossale, poetica commedia dark e un finale noir che si replica al teatro Vascello sino all'8 febbraio. Il lavoro, che ha avuto il Premio della critica 2025, continuerà poi la sua tournée, toccando tra l'altro Urbino l'11 febbraio, Varese il 19 aprile e Milano dal 21 aprile.
    Ogni spettacolo di questo gruppo è una sorpresa per il calore che prende sempre la serata, grazie a un pubblico di veri fans coinvolti e pronti a applaudire a scena aperta e alla fine con gran partecipazione. Il merito ha alla base l'oramai sperimentata, apparente facilità e felicità di scrittura di Di Luca, capace di rendere teatralmente vive anche le figure più curiose e paradossali lavorando sul dialogo e sulle loro stranezze ma con una sua particolare misura che evita sempre di scadere nella macchietta. A questo si aggiunge una vena comica che sa fino a che punto spingersi anche nell'azione e, nel caso specifico, tre davvero ottime attrici una Lori di Elsa Bossi insofferente e bloccata nel suo dolore, una Iris di Marina Occhionero sperduta alla ricerca di un senso per la sua vita e soprattutto la Betti di un'incontenibile Chiara Stoppa, tenera, violenta, ossessiva che finisce per fare da motore e centro di tutto. Una storia paradossale con un suo dolore che coinvolge e sorprende pur nella sua irrealtà, specie nel finale, offrendoci un'ora e mezza di teatro puro.
    Sarà Iris, che arriva ''dall'altra parte'', quasi un altro mondo al di là del lago, col ritrovato messaggio in bottiglia della figlia di Lori a venti anni dal suo suicidio negli anni settanta, a portare a galla l'inadeguatezza propria, al proprio ruolo di moglie perbene e benestante, e quella dell'anziana madre che si è trovata a dover allevare l'orfana Betti, amica fraterna di sua figlia, con cui ha un rapporto di odio e amore, sentendosi madre mancata nei suoi doveri e punita dalla figlia che ritiene non la sopportasse. Betti poi trova nella nuova venuta un'inaspettata sponda ai suoi eccessi e incontinenze asociali, sentendosi quindi più libera di dare sfogo al suo essere, gran cuore ma mala testa che ha perso il senso della misura e ha un odio per il genere maschile contro il quale non sa trattenere la propria violenza, dimenticata solo nella dedizione a una rana, Froggy, che porta sempre con sé e che allena a saltare in lungo per una gara.
    Se questi sentimenti, più delicati e assieme estremi, danno carattere ai tre personaggi e alle loro relazioni, in un interno attorno a un tavolo, all'esterno su una panchina nella scena divisa in due di Enzo Mologni, come in ogni meccanismo comico ci sono una serie di tormentoni a sostenerlo, da una fionda a un martello, le lenticchie di cioccolato colorate, il desiderio di un bacio mai avuto e l'uso dei walkie-talkie (siamo negli anni '90, come testimonia la colonna sonora, in assenza di telefonini), per tentare quella comunicazione che di persona sembra impossibile.
   

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