Dalla Biblioteca di Alessandria una pasta di cotone per proteggere i libri rari
ANSA - Cultura

Dalla Biblioteca di Alessandria una pasta di cotone per proteggere i libri rari

Giovedì 2 luglio 2026
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Un processo innovativo derivato dall''oro bianco' egiziano e da skill italiane

(di Domitilla Conte) La Biblioteca di Alessandria d'Egitto è riuscita a produrre la prima carta d'archivio realizzata interamente con cotone egiziano coltivato localmente, grazie anche a saperi italiani. Questa carta, che verrà utilizzata per il restauro di manoscritti, libri rari, mappe e documenti storici, ha ottenuto le certificazioni egiziane e attende quelle internazionali per essere esportata nei musei e nelle istituzioni di tutto il mondo.
    Il costo di produzione di un foglio è stato ridotto a circa un dollaro, rispetto ai sei dollari della carta importata e l'iniziativa mira a diminuire la dipendenza dalle importazioni e a rendere l'Egitto un centro internazionale per la conservazione del patrimonio. Il procedimento, mutuato da ricerche svolte in Asia e in parte anche in Italia, avviene in uno dei laboratori della Biblioteca di Alessandria dove scarti di cotone bianco vengono bolliti per due ore. Il cotone viene poi macinato fino a ottenere una polpa, che viene modellata manualmente utilizzando stampi in bronzo e pressata per produrre fogli di carta.
    Questa nuova carta non è destinata alla stampa, ma piuttosto a delicati lavori di restauro. Ha una composizione chimica neutra e un'elevata resistenza, a differenza della carta commerciale prodotta con pasta di legno, che ingiallisce e si deteriora nel tempo. È quindi molto più adatta a conservare manoscritti fragili per decenni.
    L'idea per questo progetto è nata durante la pandemia di coronavirus, a seguito delle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali che hanno reso impossibile l'importazione di carta specializzata per il restauro. Questa situazione ha portato a carenze, prezzi alle stelle e all'interruzione dei lavori di restauro dei manoscritti.
    Hossam El-Deeb, responsabile del Dipartimento di Restauro e Controllo Ambientale presso il Centro Manoscritti della Biblioteca di Alessandria, spiega che Giappone e Italia avevano monopolizzato per decenni la produzione di carta di alta qualità per il restauro. Il Giappone si affidava a piante locali come il kozu, che produce fibre lunghe e resistenti, mentre l'esperienza italiana si basava su produttori storici come Fabriano, che avevano preservato i segreti del loro processo produttivo di generazione in generazione.
    El-Deeb spiega che il team di restauratori egiziani ha ricevuto una formazione specialistica in Giappone e in Italia prima di trasferire questo know-how nei laboratori della Biblioteca di Alessandria. Dopo numerose prove, il team ha stabilito che il cotone egiziano a fibra lunga, con fibre di lunghezza compresa tra 35 e 45 millimetri, fosse la materia prima più adatta per la produzione della carta.
    Il progetto ha utilizzato scarti di cotone bianco puro provenienti da industrie tessili, eliminando così la necessità di agenti sbiancanti chimici e conferendo alla carta un elevato grado di purezza chimica.
    Gli esperimenti hanno portato alla creazione di una carta molto leggera e semitrasparente, difficile da strappare a mano e che si integra perfettamente con i manoscritti durante il restauro, senza lasciare tracce visibili.
    Il materiale ha già ottenuto la certificazione dall'Autorità Generale Egiziana per la Standardizzazione e la Qualità dopo che è stato dimostrato che supera gli standard internazionali minimi di durabilità per la carta d'archivio. La Biblioteca vorrebbe ora esportarla sui mercati internazionali, a musei e istituzioni di tutto il mondo, trasformando così l'Egitto da importatore di questi prodotti in un centro internazionale specializzato nella conservazione.
   

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