La Ruina, spettacolo su dignità, identità e memoria storica
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La Ruina, spettacolo su dignità, identità e memoria storica

Venerdì 30 gennaio 2026
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'Kr70M16 - Naufrago senza nome' a Roma, poi Firenze, Milano e Bologna

(di Paolo Petroni) ''Con tutto quello che hai passato in due anni di viaggio terribile per venire in Europa e morire invece affogato quando eri quasi arrivato come è che non riesci a piangere?''. ''Proprio per quello'' è la risposta secca e pesante di Karamu, ragazzino che ha congelato i suoi sentimenti ed è il personaggio più poetico, interpretato con delicatezza e vivacità da Cecilia Foti, dell'ultimo poetico e profondo spettacolo ''Kr70M16 - Naufrago senza nome'', di e con Saverio La Ruina, in scena al Teatro India di Roma.
    Karamu implora mettano il suo nome sulla lapide che segna dove è sepolto il suo corpo, al posto della sigla Kr70M16 (che indica il luogo del naufragio, il suo essere il 70 corpo recuperato, maschio di 16 anni). Crede che solo così qualcuno leggendolo e passandolo di voce in voce lo faccia sapere a sua madre, che possa così uscire dall'incubo del limbo del non sapere più nulla di lui, come spiega al guardiano del cimitero, intenerito ma che dice di non poter mettere nomi in mancanza di documenti.
    Il tema dell'identità, per coloro a cui viene negata anche dopo la morte, è quindi quello centrale dello spettacolo, con la necessità dell'elaborazione di un lutto e assieme all'assurdo voler valutare il peso delle sofferenze prescindendo da ogni senso di umanità. E' infatti il dottor Schwarz, interpretato dallo stesso La Ruina, psicanalista ebreo reduce dai campi, sepolto nello stesso cimitero, a ritenere le vittime della shoah le uniche a poter parlare di dolore assoluto e quindi irritato dal sentir dire di altre sofferenze terribili e morti innumerevoli, specie da un ragazzino per di più di colore che nulla può sapere. A convincerlo a cercar di aiutare Skaramuzzo, come lo chiama lui, a riuscire a piangere, è Dario De Luca che dà vita al guardiano del cimitero, che governa con partecipe, umana tenerezza in questo gioco lieve in bilico tra la vita e la morte.
    Il valore dei morti e del far memoria storica, sempre guidata da chi ha più potere (Karamu chiede a Schwarz se conosce il genocidio degli Uti in Ruanda, di cui questi non ha mai sentito parlare) viene messo in crisi da questo testo visionario dall'allestimento essenziale, che ha la sua forza poetica anche nella trovata dell'uso del disegno dal vivo, altro materializzarsi di qualcosa che è e non è grazie sempre a De Luca (che firma anche le luci), scritto e interpretato con quello sguardo vivo, vero e ironico in cui fantasia e realtà si sorreggono a vicenda, proprio del lavoro di Saverio La Ruina che, dopo Roma, lo porterà a fine maggio a chiudere la tournée a quel suo Primavera dei Teatri di Castrovillari, che è il festival teatrale più notevole e vivo del profondo sud, dopo aver toccato Firenze il 26 febbraio, Milano dal 10 al 15 marzo, Bologna dal 18 Aprile.
   

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