Tutto l'amore che resta, la nuova serie Rai che racconta la disabilità senza stereotipi
Protagonista Raoul Bova nei panni del preside di un istituto speciale
È stata presentata in anteprima all'Italian Global Series Festival a Riccione "Tutto l'amore che resta", la nuova serie Rai prodotta da Fabula Pictures, adattamento italiano della produzione francese "Lycée Toulouse-Lautrec". La serie, con Raoul Bova, nei panni del preside di un istituto scolastico inclusivo, racconta la storia di Vittoria, una diciassettenne cresciuta in un ambiente privilegiato della Capitale che si trova improvvisamente a cambiare vita dopo la decisione della madre di iscrivere il fratello Matteo, ragazzo autistico, al Liceo Hellen Keller.
L'istituto è specializzato nel sostegno agli studenti con disabilità e neurodivergenze e nell'accompagnamento delle loro famiglie. Inizialmente distante dalla nuova realtà, Vittoria dovrà confrontarsi con i propri pregiudizi e imparare a costruire nuovi legami, entrando in un gruppo di amici alle prese con fragilità, difficoltà e scoperte personali. Un percorso di crescita che coinvolge tutti i protagonisti, chiamati a superare i propri limiti. "Dal punto di vista di Gaia, mi sono ritrovata un po' come Vittoria, la protagonista, che viene catapultata lì e non si trova nel suo ambiente, non si trova a suo agio, come se fosse un po' un'outsider", racconta Federica Pagliaroli. "Gaia, allo stesso modo, è al suo primo incarico in assoluto, appena uscita dall'università, e già quello è abbastanza difficile. In più si trova in questa scuola in cui ci sono ragazzi anche con disabilità quindi per lei è una grande sfida perché non si sente all'altezza". Chiara Bordi interpreta Barbara, insegnante di educazione fisica con una disabilità. "Il mio personaggio, essendo in primis l'unica professoressa con una disabilità, poteva empatizzare con gli alunni e le alunne, capirli e soprattutto aiutare il corpo docenti, chi arrivava per la prima volta, ad approcciare e lavorare in maniera serena. C'è una scena stupenda tra i nostri personaggi in cui Barbara dice: 'Sii onesta, sii sincera, non devi compatirli, non devi provare pietà'. Secondo me in quella scena si racchiude un po' il nostro messaggio", sottolinea Bordi. Per il regista Andrea Rebuzzi, uno degli elementi distintivi dell'adattamento italiano riguarda il contesto scolastico. "Una differenza importante rispetto alla serie francese è che noi abbiamo raccontato una scuola pubblica, mentre nella serie francese la scuola è privata. Il fatto che sia una scuola pubblica mette al centro una serie di questioni, non ultima quella dei budget necessari per superare determinati ostacoli. La protagonista non ha una disabilità, ma ha un fratello con neurodivergenza: cosa significa avere un fratello così? Cosa significa avere un compagno di scuola così? Probabilmente non significa niente di più di quello che significa nelle stesse situazioni con studenti senza disabilità.
L'obiettivo della serie era mostrare proprio questo: non rendere la disabilità uno stigma, ma semplicemente una caratteristica di questi ragazzi".
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