Sissi l'imperatrice portata in scena da Roberto Cavosi
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Sissi l'imperatrice portata in scena da Roberto Cavosi

Sabato 31 gennaio 2026
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Donna impegnata e tormentata prigioniera a corte cui dà vita Federica Luna Vincenti

(di Paolo Petroni) Un testo forte, incisivo, al femminile, attento a storia e società, come spesso quelli di Roberto Cavosi, uno dei nostri autori teatrali più interessanti, che firma anche la regia di questa ''Sissi l'imperatrice'', cui dà vita e verità con intensa ricchezza di chiaroscuri Federica Luna Vincenti, che apparirà sconcertante a chi andasse a vedere questo spettacolo, in scena al Teatro India di Roma, aspettandosi la solare, romantica, sdolcinata Sissi cinematografica del celeberrimo trittico fiabesco con Romy Schneider.
    Cavosi non fa cronaca e cerca in tutto quel che racconta di fare metafora e costruire personaggi complessi e veri, come accade con questa tormentata Elisabeth Amalie Eugenie di Wittelsbach, detta Sissi (1837 - 1898), nobildonna di aristocrazia rurale cresciuta lavorando in campagna e diventata poi imperatrice come moglie di Francesco Giuseppe, il Cecco Peppe dei nostri ricordi risorgimentali scolatici. Una donna quindi cresciuta libera e poi finita imprigionata, chiusa in una gabbia dice tra le varie piccole gabbie che sono in scena, senza nemmeno la possibilità di allevare i propri figli che le sono tolti per essere educati come di dovere a corte.
    La troviamo intensa a truccarsi e prepararsi nella sua stanza mentre le pettinano la grande parrucca che è costretta a indossare e sente ''come un corpo estraneo in testa'', altra costrizione, mentre è invece lei a chiedere di continuo alla devota cameriera di stringerle sempre più forte il buso, quasi con violenza sino a farsi mancare il respiro, come a ricordarle la sua situazione di non libertà, allo stesso modo in cui poi parlerà della difficoltà di scegliere le scarpe giuste, che dovrebbero darle il sostegno per stare ben eretta. Per non parlare della sua avversione per il cibo, e per il sesso, tanto che è lei a trovare un'attrice (una credibile Maria Giulia Scarcella) che la sostituisca nel letto del marito. La sua fu una vera anoressia che è una via per un'impossibile purezza e avversione per tutto quel che appartiene a quella vita che non riesce a accettare e le appare al contrario mortifera. L'emblema e la sofferenza esemplare è così nella morte di due dei suoi figli, la piccolissima Sofia e poi il suicidio di Rodolfo con la sua amante a Mayerling, pagando quella libertà scandalosa che si era presa amando.
    In quella stanza scura, alle cui spalle sono proiettati lampeggiamenti e immagini premonitrici, con le due cameriere, la più giovane delle quali è incinta a sottolineare comunque la forza della vita anche in quella situazione, Sissi trova la propria libertà nell'opporsi alla politica del potere, appoggiando i più deboli e poveri, denunciando l'orrore di qualsiasi guerra, e rifugiandosi nella poesia, letta, citata e scrivendo lei stessa versi che destinerà alla pubblicazione anni dopo la sua morte e destinandone i proventi all'aiuto ai rifugiati in cerca di asilo.
    Sissi ci appare così moderna, una sorta di protofemminista ancora capace di parlarci. Una donna di cui Cavosi mostra la contraddizione della sua condizione, e è quindi dolce e aspra, triste e inquieta, comprensiva e intollerante anche con la cameriera più anziana, Milana Merisi, che prova persino a proteggerla, e la più giovane, Francesca Bruni, più istintiva e diretta, che le saranno vicine sino alla morte, improvvisa, quando verrà accoltellata da un anarchico e spirerà nelle braccia di un medico (Marco Manca) facendosi slacciare il busto.
    Un bello spettacolo quindi, ricco di sfumature nella costruzione dei dialoghi e dei monologhi, nel suo sviluppo e rivelarsi, che dopo Roma, il 4 febbraio sarà a Meledugno, il 7 a Ancona, il l8 a San Severino Marche, dal 17 al 20 a Trieste e il 23 a Bassano del Grappa.
   

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