Wael Al‑Dahdouh, a Gaza si continua a vivere un'apocalisse
ANSA - Cultura

Wael Al‑Dahdouh, a Gaza si continua a vivere un'apocalisse

Sabato 11 luglio 2026
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Reporter palestinese, 'altri Paesi riconoscano il livello di crimini commessi da Israele'

(dell'inviata Francesca Pierleoni) A Gaza, "in poco meno di tre anni, sono stati uccisi finora negli attacchi israeliani 263 giornalisti, un numero impressionante, sono molti più di quanti ne sono morti durante la II Guerra mondiale o in Vietnam". E' un punto che scandisce Wael Al‑Dahdouh, capo della redazione di Al Jazeera nella Striscia, che ha perso durante un bombardamento nel 2023 (avvenuto mentre era in onda) gran parte della sua famiglia, compresa la moglie, due figli e due nipoti, oltre a un altro figlio, anche lui reporter, qualche mese dopo, in un altro raid. Il giornalista palestinese ha parlato della sua tragedia personale e di quella vissuta ogni giorno dalla popolazione e dai giornalisti che operano a Gaza in un incontro, alla 25/a edizione de Il libro possibile, il festival sostenuto da Pirelli, in corso a Polignano a Mare.
    Oltre un'ora di racconto intenso, davanti a una platea piena, che al termine ha tributato al giornalista e a un altro dei suoi figli, il 14enne, Yehia, anche lui rimasto gravemente ferito nell'attacco del 2023, una lunga standing ovation. "Sentiamo la solidarietà che ci arriva dai popoli degli altri Paesi ma la politica a livello internazionale ha deluso moltissimo, ci aspettavamo molto di più - sottolinea una volta sceso dal palco, rispondendo all'ANSA il reporter, che porta ancora i segni ( un tutore rigido per l'avambraccio destro fino alla mano) di due attacchi nei quali è rimasto ferito nel 2023 e nel 2024 -. Si trattava di riconoscere il livello di gravità dei crimini commessi a Gaza. Si chiedeva alla politica internazionale di fare pressioni su chi li sta commettendo. Se ci fosse stata un'azione unitaria per riconoscere che Israele sta commettendo dei crimini di guerra, forse si sarebbe potuta arginare questa violenza. Ma i governi dei vari Stati non si si sono dimostrati all'altezza della propria responsabilità". La popolazione nella Striscia "si aspetta molto dagli altri Paesi, anche dall'Italia.
    il nostro è un richiamo alle forze politiche internazionali di assumersi le proprie responsabilità.Finora non si sono dimostrate all'altezza del proprio compito e della propria etica". Nel rispondere durante l'incontro alle domande della giornalista e corrispondente di guerra Francesca Borri, Wael Al‑Dahdouh rimarca come "quello che subisce la popolazione a Gaza, non si possa paragonare a nessuno altro luogo del mondo, è un'apocalisse vera e propria, che continua". Per i giornalisti, "indossare il giubbetto con scritto 'press' non assicura nessuna sicurezza, anzi quello ci ha trasformati in bersagli. Non esiste nessun luogo sicuro per un cronista a Gaza, come per il resto delle persone". Quando gli chiedono cosa pensi delle dichiarazioni dell'esercito israeliano, sui giornalisti uccisi nella Striscia, definiti terroristi, Wael Al‑Dahdouh prende fiato prima di rispondere: "Tra i reporter morti c'è anche il mio figlio maggiore, Hamza, che era un ragazzo d'oro, perbene, serio, bravo, competente. L'esercito israeliano ha messo fine alla sua vita e a quella di così tante altre persone, cancellando sogni, aspirazioni, progetti di futuro, stiamo vivendo un'ecatombe". Il giornalista, che ha dovuto lasciare Gaza due anni fa, per curare le sue ferite, torna anche alla strage della sua famiglia nel bombardamento del 2023: "Ero in onda, parlando di quell'attacco, non sapendo ancora che tra le vittime c'erano anche mia moglie, due miei figli e tanti altri miei famigliari - racconta -. Quando sono arrivato sul luogo, non ho potuto dare a mia moglie, il mio amore, un ultimo sguardo, perché il suo e gli altri corpi erano a brandelli".
    Dopo il lutto, "ho continuato a fare il mio mestiere, ne sento ancora di più la responsabilità. Se sono qui in Italia a parlare di quest'episodio, è per onorare mia moglie e tutti gli altri che hanno perso la vita perché l'esercito israeliano li ha uccisi". Quello che "ci dà speranza è che la nostra voce possa arrivare al resto del mondo. L'ingiustizia non sarà infinita, prima o poi l'occupazione finirà", ma "serve l'impegno per Gaza degli altri Paesi, perché sostenere questa causa - dice infine tra gli applausi - vuole dire sostenere l'umanità, riguarda tutti".
   

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