A Genova Lunaria Teatro porta Spoon River da Masters a De André
Bello spettacolo fra prosa e musica in San Matteo
"Avevo letto Edgar Lee Masters a diciotto anni con la mediazione di Fernanda Pivano […] poi lo rilessi nel '68 e non lo trovai invecchiato per niente". Così Fabrizio De Andrè parlava dell'album 'Non al denaro, non all'amore né al cielo', liberamente ispirato a "Spoon River" di Edgar Lee Masters nella traduzione di Fernanda Pivano, e realizzato nel 1971 con la collaborazione di Giuseppe Bentivoglio per i testi e di Nicola Piovani per le musiche.
Dopo "La buona novella" del 1970, ancora un unicum narrativo, questa volta costruito su un testo che aveva allora suscitato grande interesse e scalpore specialmente nelle giovani generazioni. A 'Spoon River da Master a De Andrè' era dedicato lo spettacolo che ieri sera a Genova Lunaria Teatro ha proposto con la regia di Daniela Ardini e un eccellente gruppo formato dalle attrici Carola Stagnaro e Orietta Notari, Michela Centanaro, chitarra, Maria Giulia Mensa, cantante, Giacomo D'Alessandro, chitarra e canto, e Benedetta Bollo, violino.
Nell'antologia di Lee Masters, De André trovò quella umanità di sconfitti che aveva già ampiamente indagato nella sua attività precedente. Ma i personaggi di Masters, rispetto a quelli fino ad allora celebrati dal cantautore genovese, avevano un margine di libertà maggiore consentito ai morti ma non ai viventi, costretti, questi ultimi, a fare i conti con le ipocrisie sociali.
Là, sulla collina della provincia americana, il matto che parla dello scemo del villaggio, il giudice nano che si vendica dello scherno altrui, il blasfemo che cerca la conoscenza, il malato di cuore che muore in un atto d'amore, il medico processato perché cura gratis, il chimico ucciso da un esperimento sbagliato, si esprimono con una lucida e disarmante schiettezza denunciando i torti subiti e i soprusi della società. Uno splendido lavoro che lo spettacolo ha restituito al meglio.
Carola Stagnaro e Orietta Notari si sono divise i testi di Lee Masters, interpretando con efficacia e autorevolezza con il supporto di pochi oggetti di scena i vari personaggi. Alternata alla prosa la musica di De Andrè che il gruppo ha interpretato con intensa partecipazione. Maria Giula Mensa ha una voce molto bella, estesa e duttile e canta con notevole intelligenza interpretativa. Altrettanto lodevole per doti individuali e affiatamento, la prova di Giacomo D'Alessandro, di Michela Centanaro e di Benedetta Bollo.
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