'The Future Image', ponte culturale tra Europa e Oriente in mostra a Lecce
ANSA - Cultura

'The Future Image', ponte culturale tra Europa e Oriente in mostra a Lecce

Lunedì 20 luglio 2026
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Opere del pittore salentino Valente dialogano con la ricerca artistica di Heba Y Amin

Un ponte culturale l'Europa e l'Oriente, dove la figura storica del pittore di origine salentina Vincenzo Valente incontra la ricerca artistica di Heba Y Amin. Punta a valorizzare questo rapporto la mostra 'The Future Image - Scavi sull'oriente di Heba Y Amin con Vincenzo Valente' che sarà inaugurata il 22 luglio a Lecce tra il Museo Castromediano (ore 18:30) e l'ex Chiesa di San Francesco della Scarpa (ore 20:00). Il progetto culturale, a cura di Brizia Minerva (responsabile scientifico della pinacoteca, delle collezioni artistiche e archivi d'artista del Polo Biblio-museale di Lecce, deceduta poche settimane fa) è tra i vincitori del Pac - Piano per l'Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Dopo un lungo percorso di ricerca, studio, viaggi, relazioni e selezione dei materiali, Heba Y Amin presenterà il suo lavoro che richiama la produzione di Vincenzo Valente (Specchia, 1846 - Napoli, 1889), artista salentino che nella seconda metà dell'Ottocento lasciò la propria terra per trasferirsi in Egitto, tra Alessandria e Il Cairo.
    La Pinacoteca del Museo Castromediano accoglierà una selezione di dipinti di Vincenzo Valente restaurati appositamente per l'occasione. Nell'ex Chiesa di San Francesco della Scarpa saranno invece esposti un video-saggio inedito, una composizione sonora, fotografie di grande formato e una scultura in cartapesta, realizzati da Amin e affiancati da alcune opere di Valente. "Il progetto - si legge in una nota - parte dal presupposto che l'orientalismo non fosse semplicemente un regime rappresentativo, ma un progetto di civiltà di successo: l'Oriente immaginato dall'Europa è diventato materialmente reale attraverso l'architettura, la museologia il turismo e la riproduzione tecnologica". "Quello che per me era iniziato come uno studio sulla produzione di immagini coloniali si è evoluto - ha evidenziato l'artista - in qualcosa di molto più strano: la scoperta di un meccanismo attraverso il quale l'Europa riscopre ripetutamente le proprie proiezioni".
   

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