Studi sul Dna delle mummie egizie riscrivono antropologia ed egittologia
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Studi sul Dna delle mummie egizie riscrivono antropologia ed egittologia

Lunedì 20 luglio 2026
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Migrazioni tra Africa e Asia significative da prima delle piramidi

Un ambizioso progetto egiziano per decifrare il codice genetico delle mummie ha riacceso il dibattito sull'origine dei faraoni, le dinamiche delle migrazioni e l'intero apparato dell'egittologia così come elaborata dalla cultura occidentale.
    Il genetista egiziano Yehia Gad, riportano tra gli altri il Financia Times e al Arabiya, sta analizzando il genoma completo di circa 200 mummie faraoniche e 100.000 egiziani moderni, nell'intento di creare un database genetico più accurato per gli egiziani e correggere le distorsioni intrinseche nei database globali.
    Intanto, è riuscito ad estrarre il dna dalle mummie, operazione che si credeva impossibile per via del clima e del processo di mummificazione. Un recente studio ha poi dimostrato che un egizio vissuto durante l'Antico Regno, più di quattromila anni fa, possedeva circa il 20% del suo patrimonio genetico proveniente dalla Mezzaluna Fertile, a testimonianza di significative migrazioni umane tra l'Africa e l'Asia occidentale fin dai tempi delle piramidi, o addirittura prima.
    Queste scoperte hanno aperto la strada a interrogativi più complessi riguardanti l'identità degli antichi egizi e la natura del rapporto tra la civiltà egizia e il resto della regione, rivelando che le migrazioni e le interazioni tra le popolazioni erano molto più diffuse di quanto si pensasse in precedenza.
    La genetica applicata potrebbe in futuro chiarire le cause di morte di alcuni faraoni e la diagnosi delle malattie genetiche di cui soffrivano, nonché la ricostruzione degli alberi genealogici all'interno delle famiglie reali, avvicinando anche alla soluzione del mistero della morte di Tutankhamon, avendo escluso le teorie sull'assassinio che hanno ossessionato i ricercatori per anni.
    Tuttavia, questa ricerca non è esente da controversie. Mentre alcuni ricercatori sostengono la necessità di un esame più approfondito delle mummie e del prelievo di campioni da denti e basi craniche per ottenere risultati più accurati, il team egiziano rifiuta qualsiasi intervento che possa danneggiare i corpi mummificati.
    Il dibattito ha trasceso l'ambito scientifico per abbracciare la politica e la cultura. Alcuni accademici sostengono che l'egittologia sia stata dominata per decenni dalle scuole di pensiero occidentali, mentre altri affermano che la cooperazione internazionale e la promozione globale del patrimonio egizio siano stati fattori chiave per mantenere vivo l'interesse per la civiltà faraonica. L'archeologo egiziano Zahi Hawass ritiene che le moderne tecnologie consentano un equilibrio tra questi due approcci.
    L'egittologa Monica Hanna ha spesso criticato quella che definisce "la persistente influenza delle radici coloniali nella disciplina", sostenendo che l'eccessiva attenzione rivolta a re, tesori e sfarzo fosse talvolta andata a scapito della produzione della conoscenza scientifica e del servizio alle comunità locali.
    Zahi Hawass, da parte sua, da tempo porta avanti un progetto per riportare il cuore dell'egittologia in Egitto, a partire dall'inaugurazione del Grande Museo egizio fino alla richiesta di restituzione di importanti reperti custoditi nei musei occidentali, tra cui la Stele di Rosetta, il busto di Nefertiti e il soffitto del Tempio di Dendera.
   

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