Federculture, cresce l'occupazione culturale ma resta il nodo della stabilità
851mila occupati nella cultura, crescita trainata dalle donne
Continua a crescere l'occupazione nel settore culturale, ma il mercato del lavoro resta segnato da fragilità strutturali. È quanto emerge dal 22° Rapporto Annuale Federculture "Impresa Cultura", secondo cui nel 2025 gli occupati nella cultura sono 851 mila, pari al 3,5% dell'occupazione complessiva, in aumento per il quarto anno consecutivo. Dopo il forte calo registrato durante la pandemia, quando tra il 2019 e il 2021 l'occupazione culturale era diminuita del 6,7% contro il -2,4% del totale degli occupati, il settore ha avviato una fase di ripresa che, dopo il +5,7% del 2022 e il +2,2% del 2024, prosegue anche nel 2025, seppure con un ritmo più contenuto (+1%). La componente maschile resta prevalente, con 473 mila occupati contro 378 mila donne, ma la crescita registrata dal 2021 interessa maggiormente l'occupazione femminile (+11,5%, rispetto al +9,5% degli uomini). Sul piano territoriale il Nord concentra oltre la metà degli occupati culturali (54,6%), seguito dal Centro (26,5%) e dal Mezzogiorno (18,9%), pur essendo l'unica area del Paese a registrare una lieve flessione nell'ultimo anno (-1%). Il rapporto evidenzia però anche le criticità del comparto. Il 41,5% degli occupati è costituito da lavoratori autonomi senza dipendenti, una quota quasi tripla rispetto alla media nazionale (14%), che comprende anche collaboratori e prestatori d'opera occasionali. Risultano invece meno diffusi i rapporti di lavoro dipendente, sia a tempo determinato (6,8% contro il 10,6% del totale degli occupati) sia, soprattutto, a tempo indeterminato (44% contro il 67,9%). "La crescita del pubblico conferma che in Italia la domanda di cultura è forte. Il punto oggi è dare al settore strumenti più stabili per rispondere a questa domanda e ridurre le differenze tra i territori", afferma il presidente di Federculture, Andrea Cancellato, che auspica entro la fine della legislatura l'approvazione della normativa sulle fondazioni di partecipazione e il rafforzamento dell'Art Bonus e del Fondo Cultura presso l'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, per consentire alle istituzioni culturali di programmare investimenti di lungo periodo e ampliare l'accesso alla cultura.
Per il direttore dell'Ufficio Studi di Federculture, Alberto Bonisoli, "i dati testimoniano una crescita della partecipazione culturale, trainata soprattutto dai più giovani, ma non omogenea". Restano infatti "forti differenze territoriali", con livelli di partecipazione molto più elevati nel Nord-Ovest rispetto al Mezzogiorno, a conferma di disuguaglianze che continuano a caratterizzare il sistema culturale italiano.
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