Pistoletto in mostra a Bologna, 'il mio Statodellarte senza nazioni'
ANSA - Cultura

Pistoletto in mostra a Bologna, 'il mio Statodellarte senza nazioni'

Lunedì 2 febbraio 2026
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Cuore del progetto è il ritorno in città dopo vent'anni del "Tavolo Love Difference"

"Siamo al posto giusto nel momento giusto. Questa mostra rappresenta un percorso, perché dobbiamo ancora costruire un meccanismo con cui le persone, le componenti differenti, si sentano appartenere allo Statodellarte, che non è fatto di nazioni: un giorno faremo la dichiarazione ufficiale dello Statodellarte, oggi siamo qui a raccontare il suo percorso". Così il pittore e scultore Michelangelo Pistoletto, in occasione della presentazione della mostra dal titolo "Michelangelo Pistoletto, dalla Cittadellarte allo Statodellarte", a cura della critica dell'arte di Silvia Evangelisti e in programma dal 3 febbraio al 3 giugno a Palazzo Boncompagni, a Bologna.
    Cuore del progetto è il ritorno in città dopo vent'anni del "Tavolo Love Difference", opera collocata nella Sala delle udienze papali e simbolo del movimento Love Difference, fondato da Pistoletto nel 2002 e presentato alla Biennale di Venezia l'anno successivo, quando l'artista ricevette il Leone d'Oro alla Carriera. Il tavolo a specchio, a forma di bacino del Mediterraneo, è pensato come un "dispositivo di relazione" tra i Paesi che si affacciano sul mare, che appare come "pontus": non frontiera o luogo di separazione ma spazio di incontro. Per questo, il tavolo sarà al centro di un programma dal titolo "Conversazioni intorno al tavolo Love Difference", che prevede tre appuntamenti su diversi temi: dall'arte alla religione, passando per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e la moda sostenibile.
    "Il lavoro di Pistoletto, dagli anni Sessanta in poi, si fonda sul presupposto che l'arte è uno strumento politico per intervenire nella società, migliorandola: questa volontà, fortissima in tutti i suoi lavori, lo ha portato a sviluppare incontri con letterati, scrittori e poeti per non costruire non un'opera singola, ma un discorso collettivo" ha commentato Evangelisti. È il senso, conclude, "del concetto che unisce il singolo al collettivo, (1+1=3), che rivoluziona radicalmente il concetto stesso del fare arte".
   

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