Morto a 96 anni Adelmo Cornacchia, maestro della ceramica artistica
ANSA - Cultura

Morto a 96 anni Adelmo Cornacchia, maestro della ceramica artistica

Martedì 28 luglio 2026
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Fondò nel 1957 con lo scultore Walter Bartoli la Bottega dei Ceramisti di Brisighella

È morto a 96 anni Adelmo Cornacchia, maestro della ceramica artistica e fondatore nel 1957, insieme allo scultore Walter Bartoli, della bottega dei Ceramisti di Brisighella (Ravenna). Con la sua scomparsa - a dieci anni dalla morte di Bartoli - si chiude una pagina importante della storia artistica del borgo e della ceramica romagnola: all'interno di quel microcosmo creativo, regolato da una disciplina metodica di stampo rinascimentale, i due maestri seppero fondere la scultura con la pittura. Bartoli plasmava la creta sbozzando i rilievi, Cornacchia operava la sua alchimia cromatica sotto la finestra, rivestendo le forme con smalti accesi, riflessi lucidi e preziosi fondali in oro zecchino a ventidue carati o rame puro gran fuoco.
    La bottega ha segnato un primato commerciale e culturale, immettendo sul mercato circa trentamila opere diffuse in Italia e all'estero, un patrimonio di pezzi che da solo rappresenta quasi la metà delle collezioni storiche globali custodite dal Museo Internazionale delle Ceramiche (Mic) di Faenza, un apprezzamento del pubblico che li colloca come i primi ceramisti di sempre del territorio. Cornacchia ha firmato capolavori monumentali per una settantina di edifici di culto nel mondo, dalle grandi chiese alle piccole cappelle. Tra queste imprese spicca il Giudizio Universale del 1997 per la Chiesa di San Lorenzo a Lugo, composto da 554 formelle su una superficie di 150 metri quadrati. Ed ancora, il presepio esposto alla Collegiata di Brisighella per papa Giovanni Paolo II, che lo donò alla cattedrale di Ouagadougou in Burkina Faso.
    Adelmo Cornacchia aveva pianificato nei dettagli anche il proprio funerale, lasciando rigide istruzioni scritte.
    Coerentemente con questo rigore assoluto, alla chiusura della bottega ogni singolo stampo fu distrutto per evitare repliche postume, salvando e tutelando esclusivamente il patrimonio documentale, ovvero la memoria storica e l'intero archivio professionale della bottega, affidato a Carlo Serafini, esperto di informazione e d'arte.
   

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