A Forlì una mostra su Lee Miller, tra le fotografe più iconiche del Novecento
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A Forlì una mostra su Lee Miller, tra le fotografe più iconiche del Novecento

Venerdì 9 ottobre 2026
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Dal 10 ottobre al 10 gennaio ai Musei San Domenico

Dopo il successo delle retrospettive dedicate a Eve Arnold e a Letizia Battaglia, le mostre fotografiche autunnali della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì proseguono dal 10 ottobre al 10 gennaio ai Musei San Domenico con Lee Miller (1907-1977). La mostra delle 'Opere 1930-1955', curata da Walter Guadagnini, è promossa in collaborazione con il Comune e con Camera-Centro Italiano per la Fotografia, e realizzata in sinergia con i Lee Miller Archives di Londra. Il percorso segue un andamento cronologico, con oltre 160 foto, molte pressoché inedite, affiancate da riviste dell'epoca su cui furono pubblicati i suoi servizi fotografici e i suoi articoli.
    Giunta a Parigi alla fine degli anni Venti, Lee Miller convince Man Ray ad accoglierla nel suo studio e in tre anni passa da modella a protagonista della scena surrealista, scoprendo insieme a Man Ray la tecnica della solarizzazione e firmando capolavori come Impasse des Deux Anges, Exploding Hand e Coiffure, oltre a recitare nel film di Jean Cocteau 'Le sang d'un poète'. Dopo il rientro negli Stati Uniti e il trasferimento in Egitto con il marito Aziz Eloui Bey, periodo in cui scatta paesaggi dal sapore enigmatico, torna in Europa alla vigilia del secondo conflitto mondiale e a Londra, insieme al secondo marito Roland Penrose, lavora per Vogue. Corrispondente di guerra al seguito delle truppe alleate realizza i servizi più drammatici, dall'assedio di Saint-Malo alla liberazione dei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau, fino al disfacimento della Germania nazista. Negli ultimi mesi del conflitto entra nelle abitazioni di Hitler ed Eva Braun a Monaco e fotografa la residenza di Berchtesgaden in fiamme, prosegue verso l'Europa orientale raccontando la Vienna del dopoguerra, l'Ungheria devastata e l'esecuzione dell'ex primo ministro László Bárdossy. Il percorso si chiude con il ritiro nella campagna del Sussex, dove accoglie gli amici artisti tra cui Picasso, Ernst, Steinberg, Guttuso e Hamilton, mettendo in scena ironici e intimi ritratti che sono l'ultimo capitolo del suo genio creativo: lascia progressivamente la fotografia professionale e si dedica alla cucina, ottenendo riconoscimenti per le sue ricette ispirate al surrealismo.
   

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